Coronavirus, cinque mesi da reclusi  Bloccati nel proprio Comune 7 giorni su 10
Piazza Cavour semi deserta, un’immagine cui ci siamo abituati

Coronavirus, cinque mesi da reclusi

Bloccati nel proprio Comune 7 giorni su 10

Da novembre fino a oggi soltanto 41 giorni “gialli”, contro i 67 “rossi”; i 12 “arancione rafforzato” e i 37 in “arancione”. Limitazioni negli spostamenti per ben 117 volte su 157

Il 74% delle giornate negli ultimi cinque mesi costretti a restare a casa o, al massimo, all’interno del proprio Comune. Che, tradotto, significa pesanti limitazioni negli spostamenti per oltre sette giorni su dieci.

Per dare qualche numero, aggiornandolo già a domenica (compresa), visto che certamente la Lombardia non cambierà colore fino a lunedì, significa essere stati in zona rossa, arancione scuro o arancio per 117 giorni su 157 totali. Questo vuol dire che il Comasco ha visto applicate le regole più leggere, quelle da zona gialla (con bar e ristoranti aperti a pranzo) solo per 41 giorni.

La zona rossa è scattata, per la prima volta, il 6 novembre scorso ed è durata 23 giorni, per poi trasformarsi in arancione negli ultimi tre giorni del mese. A dicembre il bilancio parla di 15 giorni arancioni, 5 rossi e 11 gialli. A gennaio 17 arancio, 12 rossi e 2 gialli.

L’unico mese intero in zona gialla è stato febbraio. Subito a inizio marzo le nuove restrizioni: i primi due giorni in arancione, poi per la provincia di Como due giorni in arancione rafforzato a cui se ne sono aggiunti altri 10 per tutta la regione prima di colorarsi completamente di rosso per ulteriori 17 giornate. Arrivando ad aprile si resterà in rosso di sicuro fino a domenica compresa e, questo, vuol dire altri 11 giorni.

Il bilancio totale degli ultimi cinque mesi vede quindi 67 giorni senza la possibilità di uscire di casa (se non per lavoro, salute, necessità) e con buona parte dei negozi chiusi. A questi se ne sono aggiunti 12 in arancione rafforzato (quasi zona rossa) e 37 arancioni, durante i quali è comunque vietato uscire dal proprio Comune di residenza.

E anche le prossime settimane, anche se i dati registreranno un miglioramento e decreteranno il passaggio in zona arancione, saranno ancora di limitazioni almeno fino al 30 aprile. E poi ci sarà da capire quali misure introdurrà il overno per il ponte del primo maggio. Non sono, comunque, previste zone gialle (questo significa lo stop certo per bar e ristoranti, con eccezione di asporto e domicilio come pure il divieto di spostarsi, anche per turismo, fuori da proprio Comune) e nemmeno gli spostamenti tra regioni, che, di proroga in proroga e di decreto in decreto, sono vietati ormai da più di cinque mesi.

Per fare un confronto, il lockdown “duro” della primavera scorsa era durato dal 9 marzo al 18 maggio. Certo, allora non si usciva davvero di casa se non per la spesa vista la chiusura totale di quasi tutte le attività (aziende comprese), ma in proporzione la durata delle misure per far scendere i contagi è stata inferiore un anno fa.

E questo a poco più di 24 ore dalla nuova riunione a Roma del Comitato tecnico scientifico che dovrà stabilire se, da lunedì, si potrà almeno passare in arancione, con la riapertura di alcune attività.


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