Coronavirus, idee per la città  «Merce in vendita fuori dai negozi»
Piace l’idea di consentire ai negozianti di avere uno spazio all’aperto (Foto by archivio)

Coronavirus, idee per la città

«Merce in vendita fuori dai negozi»

Confcommercio: «Dobbiamo reinventarci» - Spallino: «Meno auto, pensiamo a una Como diversa. Dobbiamo mettere negli spazi pubblici i tavoli dei ristoranti e la merce dei negozianti»

Meno automobili e più “negozi all’aperto” per far ripartire e trasformare il centro. Ristoranti e bar puntano sui dehor per servire i clienti in piazza e per strada, alcuni commercianti invece potrebbero esporre la merce anche all’esterno. Una proposta lanciata a Milano e che potrebbe funzionare anche nella nostra città.

Al dibattito, lanciato da La Provincia, su come ripensare la città per gestire la fase di convivenza con il virus, si aggiungono altre voci, con nuove idee.

«Dobbiamo mettere negli spazi pubblici i tavoli dei ristoranti e la merce dei negozianti – dice Lorenzo Spallino, ex assessore all’urbanistica – ma anche le fontane, arredi e giochi per i bambini. Sottraiamo spazio al traffico, togliamo metri alle automobili, spostiamole via dai marciapiedi. E’ il momento di cambiare. L’obiettivo da seguire è immaginare una Como diversa, come sta facendo per certi versi Milano. Non possiamo più sostenere il modello di città con il centro piccolissimo, con la convalle schiacciata e presa di mira. Non è sostenibile. Dobbiamo eliminare i veicoli lasciarli fuori. Non riusciremo a ripartire davvero regalando ai clienti la prima mezz’ora di parcheggio. Non è questa la ricetta giusta».

Per i commercianti il passaggio delle automobili e i parcheggi proprio accanto alle vetrine è da sempre considerato la garanzia per dei buoni affari. «Ma non è vero, è dimostrato che i clienti tirano fuori la carta di credito quando passano a piedi o in bicicletta – dice sempre Spallino – non quando sono al volante. E’ come in via Mentana, finché i commercianti avranno davanti al naso le auto parcheggiate non risorgeranno. Serve dare spazio alle proposte. Adesso dobbiamo occupare con tavolini e attività luoghi come piazza Roma, riempire San Donnino. Puntare sulle ciclabili. Senza impazzire, senza creare conflittualità con il passaggio, con i residenti. La trasformazione deve essere compatibile con le esigenze di chi abita la città».

Alcuni negozi potrebbero esporre la merce anche all’esterno, per esempio i librai ma non solo. «E’ una grande scommessa – dice Giovanni Ciceri, presidente di Confcommercio Como – dobbiamo essere capaci di rischiare e di reinventarci. Io sono sicuro che se le istituzioni ci danno libertà e sostegno ce la faremo. L’idea di uscire dai negozi è molto bella, è davvero cittadina. E i bar e i ristoranti prima visti come un nemico pubblico durante l’epidemia adesso possono ricominciare e riempire i luoghi pubblici. Meno auto e più commercio è la ricetta delle città turistiche, è affascinante ripensare intellettualmente alla città».

Secondo Ciceri c’è un “però”. Questa transizione non è un passaggio facile e neppure automatico: «E’ vero che la vocazione di Como è turistica, ma almeno nel breve tempo la fatica sarà tanta perché il turismo non tornerà. Siamo ancora confinati all’interno delle regioni, bisogna dimenticare per un po’ la folla di stranieri. E dunque bisogna iniziare dalle reali esigenze del tessuto commerciale e residenziale. Differenziando a seconda dei target. Perché i tavolini nelle piazze sono un bene per ristoranti, per i bar o per alcuni piccoli commercianti e librai. Ma non possono la soluzione per altri».


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