Coronavirus in Ticino  Seimila frontalieri  hanno già perso il posto
La dogana di Ponte Chiasso

Coronavirus in Ticino

Seimila frontalieri

hanno già perso il posto

Sono soprattutto lavoratori stagionali del settore turistico: la Cisl ha mappato il livello della crisi oltre frontiera

É la Cisl a certificare, in una nota diffusa ieri, che circa 6 mila frontalieri hanno perso il lavoro a causa dell’Emergenza coronavirus. «Si tratta in primis di lavoratori stagionali del settore turistico», spiega Mirko Dolzarelli responsabile Cisl per i frontalieri nel Consiglio generale per gli italiani all’estero. Analoga situazione la stanno vivendo diversi lavoratori assunti e retribuiti dalle agenzie (a differenza di quanto accade in Italia) per poi prestare la loro opera nei vari settori. I frontalieri impiegati nei tre Cantoni (Ticino, Grigioni e Vallese) sono 80 mila, 67900 dei quali impiegati in Ticino. «Abbiamo chiesto di estendere ai frontalieri ed ai cittadini italiani residenti stabilmente all’estero - rientrati in Italia per la perdita del lavoro - le indennità previste per le lavoratrici ed i lavoratori italiani nelle misure contenute nel Decreto Legge Cura Italia».

La Cisl spiega che il passo fatto rappresenta «un segnale rispetto alla condizione che vivono molti lavoratori frontalieri». É chiaro che laddove non è presente il contratto collettivo di lavoro, l’onda lunga dell’emergenza coronavirus potrebbe davvero farsi sentire in modo marcato. Anche perché - nonostante il cauto ottimismo manifestato ieri dal medico cantonale Giorgio Merlani («Abbiamo toccato il picco dei contagi e ora stiamo scendendo») - difficilmente le restrizioni soprattutto in Ticino potranno essere tolte da un giorno all’altro. Argomento questo su cui si è soffermata ieri anche la presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga. Nel Cantone di confine, il numero dei contagi ha toccato quota 2546, con 189 decessi. In Svizzera i contagi hanno superato quota 21 mila (21282 per la precisione) con 734 decessi. Il medico cantonale Giorgio Merlani si è soffermato anche sul tema delle mascherine protettive, alla luce anche dell’ordinanza in essere nella vicina Lombardia. «Se uno ha mascherine, può benissimo utilizzarle - ha spiegato il medico cantonale -. Ma visto che il numero non è infinito, vanno date le priorità al personale sanitario e alle persone malate». Nessun obbligo per i cittadini, dunque.

Nel consueto punto operativo della situazione, il governo di Bellinzona ha posto l’accento anche su un altro fattore e cioè che «pazienti con malattie croniche prendono il Covid-19 e ciò potrà portare ad un aumento dei ricoveri nei mesi a venire».

La Confederazione ha annunciato, con tutta l’enfasi del caso, che «le 92 tonnellate di attrezzature mediche dedicate a 13 ospedali ticinesi e romandi sono arrivate a Ginevra provenienti dalla Cina». In Ticino, in particolare, riceveranno tali attrezzature l’Ente Ospedaliero Cantonale e la Fondazione Cardiocentro Ticino. Questa sarà comunque una settimana decisiva anche oltreconfine per valutare l’impatto delle misure in essere sul numero complessivo dei contagi. Bellinzona ha già fatto capire che dopo Pasquetta sarà fatta una nuova valutazione circa lo stato dell’arte.


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