Covid, 30 i focolai arginati nel Comasco  «Così riusciamo a contenere l’epidemia»
Distanziamento e mascherine restano le armi migliori

Covid, 30 i focolai arginati nel Comasco

«Così riusciamo a contenere l’epidemia»

Individuati diversi “cluster” familiari di tre, quattro persone spesso asintomatiche - Spenta la curva dei contagi di rientro dalle ferie, preoccupano scuole e rientri dai Paesi a rischio

Como

Nell’ultimo mese a Como sono stati individuati e spenti sul nascere 30 focolai.

In una scuola - il caso di una classe del Giovio con studenti e parenti in quarantena è noto -, in una Rsa della provincia, appena fuori dal Comasco anche in un macello.

La maggior parte però sono bolle familiari, e sarebbe più corretto usare il termine “cluster” rispetto alla parola focolaio. Sono gruppi di tre, quattro persone in isolamento, i familiari stretti. Le condizioni di salute di questi soggetti sono peraltro in media buone, i sintomi sono lievi o molto spesso assenti.

Secondo il dipartimento di prevenzione dell’Ats Insubria i cluster che tra luglio e agosto hanno fatto oscillare la curva del contagio dovuti ai rientri dalle vacanze si stanno spegnendo. Il numero dei tamponi sui comaschi tornati dai paesi esteri a rischio o dalla Sardegna è ormai diminuito e i positivi scovati nelle scorse settimane stanno progressivamente uscendo dalla quarantena. Resta però l’attenzione alta di ritorno dalla Francia e dall’Inghilterra, nazioni dove il contagio sta galoppando.

Piuttosto i dirigenti dell’agenzia per la tutela della salute temono i contagi indiretti che partono dalle comunità scolastiche. Il virus circolando tra i bambini anche in maniera asintomatica potrebbe poi con facilità essere trasmesso ai genitori, ai nonni, alle fasce della popolazione con una salute più a rischio.

Sapremo di questi effetti non prima di una settimana, meglio a inizio ottobre.

Per il momento comunque le autorità sanitarie riferiscono di non essere allarmate e di avere il quadro sotto controllo. Il sistema dei tamponi e del tracciamento ha permesso di isolare quei trenta mini focolai che si sono accesi. Per monitorare classi e studenti si attende in Lombardia l’arrivo dei test rapidi dell’antigene, le forniture sono già state acquistate, ma si sta cercando di migliorare l’affidabilità dell’esame. Nel panorama lombardo, nelle vicine province, le varie Ats sempre nell’ultimo mese hanno individuato 44 piccoli focolai a Brescia, 39 a Varese, 38 nella provincia di Monza e Brianza, a Bergamo 36. La tipologia dei cluster è simile a quella comasca.

Diverse Ats registrano però nuove bolle di positivi anche sui luoghi di lavoro.

«Dai numeri direi che la sorveglianza sta funzionando – commenta Gianluigi Spata, il presidente dell’Ordine dei medici – finché riusciamo ad individuare i focolai e ad isolare i positivi il l’epidemia rimarrà confinata, anche se i contagi dovessero aumentare. La medicina di prevenzione ha un compito importante al pari della medicina del territorio, noi dottori sentinelle. Però ci vogliono più tamponi, magari rapidi, per far fronte alla ripresa delle scuole e alle malattie stagionali pediatriche. Gli esiti poi devono arrivare in fretta, la sera stessa. Non possiamo permetterci di tenere a casa dal lavoro e dalle lezioni intere famiglie. A proposito chiedo a tutti i comaschi di attivare subito il fascicolo sanitario elettronico. Dimenticarsi e non averlo è un bel problema».


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