Dal lido di Villa Geno all’ostello  Rischiamo un’altra estate a porte chiuse

Dal lido di Villa Geno all’ostello

Rischiamo un’altra estate a porte chiuse

A vuoto i bandi per la gestione delle due strutture - Le ragioni? Un mix di costi e di incognite sui lavori - Le opposizioni: «Il Comune si è mosso in ritardo»

L’alta stagione turistica è ormai alle porte ma in città due lidi e un ostello sono ancora chiusi. Se per i primi - villa Olmo e villa Geno - l’amministrazione comunale conserva la speranza di aprire per tempo, l’ostello della gioventù ha già “collezionato” tre bandi per la gestione del servizio pubblicati a vuoto.

Un quarto bando potrebbe detrarre le spese dei lavori utili alla ripartenza dall’affitto, ci sono delle manutenzioni e delle certificazioni a cui provvedere.

La base d’asta, inizialmente fissata a 60mila euro, è già scesa a 47mila e poi a 35. A scoraggiare i possibili interessati c’è anche la destinazione d’uso dell’ostello che non è del tutto commerciale e dunque - spiegano gli uffici comunali - non può prevedere, per esempio, u punto di ristorazione aperto alla città.

In realtà a Palazzo Cernezzi, ancora questa settimana, alcuni possibili gestori hanno chiesto lumi per la presentazione delle offerte. Di buste però non ne sono arrivate e il tempo stringe. Secondo i dati di Camera di Commercio, anche se riferiti ormai a tre anni fa, più del 30% dei turisti in arrivo sul lago è under 35. Sono giovani con possibilità di spesa meno forte rispetto al classico benestante e attempato straniero, ma anche questa clientela è in cerca di una sistemazione.

La partita su villa Geno, per il ristorante e il lido, è altrettanto aperta. L’ultimo bando pubblicato a fine febbraio, le cui buste saranno aperte il 5 aprile, offre l’opportunità di gestire il lido per i prossimi 20 anni con un canone annuo a base d’asta di 67mila euro. Salvo il primo anno dove l’affitto sarà pari al 10% dell’offerta in considerazione dei lavori da effettuare. Il bando è stato criticato anche dai banchi della maggioranza perché concedeva un tempo troppo ristretto per i sopralluoghi, solo cinque giorni lavorativi. Dunque c’è stata una prima proroga di quattro giorni e, si legge negli atti, in considerazione dell’elevato interesse suscitato dalla procedura, un terzo avviso ha aperto il lido anche ieri. «Il bando? Forse era meglio “costruirlo” diversamente - dice il consigliere di Forza Italia Luca Biondi - per un bene pubblico così prezioso da assegnare per i prossimi vent’anni».

«L’ente si è mosso tardi - aggiunge Ada Mantovani, consigliere di minoranza per la lista Rapinese – a ridosso dell’estate». Il bando chiede ai gestori di presentare un progetto di riqualificazione degli spazi e chiede soprattutto di riaprire tassativamente a giugno. È però possibile fare tra aprile e maggio «gli interventi minimali necessari per l’avvio dell’attività», almeno per la parte esterna (non il ristorante).

Poi con calma «dare avvio agli interventi di riqualificazione previsti nella proposta fermo restando che tutte le opere (edilizie, impiantistiche e altro) dovranno essere concluse entro e non oltre maggio 2020, con le relative certificazioni a termini di legge, comprese le autorizzazioni al fine di garantire l’apertura a regime per la stagione 2020».


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