«Dal Papa un dono immeritato
Va a questa diocesi che ha sofferto»

La messa celebrata dal vescovo Cantoni dopo la nomina a cardinale - Il ricordo di don Roberto e don Renzo, suor Laura, padre Ambrosoli e monsignor Scalabrini

«Dal Papa un dono immeritato Va a questa diocesi che ha sofferto»
Monsignor Oscar Cantoni all’ingresso in Duomo
(Foto di foto butti)

«Abbiamo il compito di annunciare una prospettiva di speranza, gioia e superamento di tutte le situazioni conflittuali, di morte e sofferenza che oggi affliggono l’umanità». Sono le parole del vescovo Oscar Cantoni , pronunciate nell’omelia recitata durante la messa di chiusura del Sinodo diocesano.

Una celebrazione aperta dal corteo dei sinodali e dei concelebranti, arrivato in duomo accompagnato dal suono a festa delle campane delle chiese della diocesi.

Il vicario generale monsignor Ivan Salvadori ha portato il suo saluto, a nome dell’intera diocesi, a Cantoni, indicato da papa Francesco quale prossimo cardinale (sarà creato nel concistoro di sabato 27 agosto a Roma). Durante l’omelia il vescovo lariano ha ricordato i sacrifici di suor Maria Laura Mainetti , padre Giuseppe Ambrosoli , il futuro santo Giovanni Battista Scalabrini , don Renzo Beretta e don Roberto Malgesini .

«Interpreto la mia recente nomina – ha detto Cantoni - dono gratuito e immeritato, che mi ha molto sorpreso e di cui non sono degno, quale riconoscimento di Papa Francesco a questa nostra amata diocesi, che in questi anni ha tanto sofferto, irrorata dal sangue prezioso e fecondo di questi nostri fratelli e amici».

I fratelli sinodali

Nel suo discorso, il vescovo ha citato anche «i nostri fratelli sinodali, che il Signore ha richiamato a sé»: padre Luigi Zucchinelli , don Alessandro Zubiani , l’ex presidente delle Acli Emanuele Cantaluppi e l’ex direttore della Caritas Roberto Bernasconi .

«Abbiamo potuto toccare con mano – ha precisato Cantoni - come anche nei nostri contesti di vita, che pure sono frutto di antiche e solide radici cristiane, sia emersa, in verità, una lontananza da Dio e spesso anche un’estraneità culturale, nelle diverse forme espressive della vita corrente».

Testimonianza credibile

Una delle cause «dell’ateismo contemporaneo è un’insufficiente credibilità della nostra testimonianza cristiana». Ma, al contempo, «abbiamo anche potuto riconoscere, con non poca sorpresa, che nel nostro ambiente, emerge una vera e propria fame di ricerca di Dio».

Il Sinodo, per Cantoni «ha offerto un forte scossone per illuminare la nostra intelligenza e la nostra creatività, non tanto per rimpiangere il passato (che non ritornerà più), né per ricordare i tempi in cui le nostre chiese erano piene, anche di giovani, ma un’occasione favorevole per scoprire come essere credibili oggi, nel tempo storico che stiamo attraversando, per rendere Cristo e il suo messaggio più leggibili e più vicini all’uomo contemporaneo». Un tempo «da guardare con simpatia e affetto (e non solo con commiserazione e giudizio!), un tempo in cui si constata sì un aumento di agnostici e d’indifferenti, ma anche di veri cercatori di Dio».

Per il futuro cardinale «non basta cambiare la chiesa all’esterno. Essa ha bisogno di chi la sappia aiutare a trasformarsi ben più in profondità, spiritualmente, con lo spirito del Vangelo». Durante la messa, concelebrata da monsignor Luigi Stucchi , vescovo ausiliare emerito della diocesi di Milano, e monsignor Giuseppe Vegezzi , vescovo ausiliare di Milano, si è svolta la venerazione del libro dei Vangeli. A seguire, dopo l’intervento conclusivo di don Stefano Cadenazzi , segretario generale del sinodo, alcuni sinodali hanno consegnato il documento finale al vescovo. Infine, dopo il “Te Deum”, si è tenuta la processione di uscita verso il palazzo episcopale, accompagnata dal coro con il canto delle “Laudes Regiae”.

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