Dall’ospizio neppure una parola  «Mia nonna ci ha contagiati tutti»
Un sanitario tiene la mano a una paziente anziana ricoverata (Foto by foto butti)

Dall’ospizio neppure una parola

«Mia nonna ci ha contagiati tutti»

Como: una storia triste ed emblematica nella telefonata tra la direttrice e la nipote di una paziente

Una donna comasca e il padre si sono ammalati di Covid (il padre è in rianimazione) dopo essere stati contagiati dalla nonna, ultra novantenne. L’anziana a metà marzo è stata dimessa da una struttura di riabilitazione-Rsa della provincia, dopo pochi giorni ha iniziato ad avere febbre alta e problemi respiratori. Quella che segue è la telefonata (registrata) tra la direttrice sanitaria della struttura e la nipote, che chiedeva perché nessuno li avesse allertati del fatto che nella rsa si erano verificati casi sospetti di coronavirus, così da consentire ai famigliari di potersi proteggere.

Il tono della direttrice sanitaria, mentre risponde al telefono alle domande della nipote dell’ex paziente, è professionale. All’inizio della telefonata cerca di essere empatica, pur mantenendo comunque un’aria professionale.

«Dopo le dimissioni della nonna, sono arrivati nella struttura pazienti dagli ospedali e questi potevano essere a rischio. E in effetti negli ultimi giorni (la telefonata risale al 27 marzo ndr) abbiamo avuto un rialzo di febbri che sicuramente sono da Covid, ma quelli che sono stati dimessi erano a posto. Quindi escludo che sia la signora che abbia diffuso...».

«No - replica la nipote della paziente - io e mio padre eravamo in isolamento dal 23 febbraio sapendo di dover portare a casa mia nonna».

«Ovviamente la certezza assoluta non l’ha nessuna - concede a questo punto la direttrice. Ma i dimessi da noi del 15 e del 16 erano a posto».

«Ho capito - è ancora la donna comasca a parlare - Ma se poi avete avuto anche solo un mezzo caso sospetto andava diramato allarme».

«No, mi spiace - il tono della direttrice si fa meno empatico - se avessimo avuto il sospetto che sua nonna avesse avuto un’infezione non l’avremmo dimessa».

«Certo, giusto. Ma se nei giorni successivi avete avuto dei casi, andavano allertate anche le famiglie dei pazienti dimessi per dire loro: “state attenti, proteggetevi”» insiste la nipote della paziente. «No, signora... il paziente che esce dalla struttura e va a casa non posso sapere che contatti abbia a casa. E noi non avevamo casi sospetti - l’empatia sparisce definitivamente - Questa cosa è una pandemia, se ne rende conto? Su tutti i giornali trovate tutte le informazioni. Se noi li dimettiamo senza febbre, io non ho alcun motivo per sospettare che abbia avuto una incubazione da noi. Io non avrei dimesso nessuno se avesse avuto anche un giorno di febbre. Ma se una persona non ha sintomi, io la dimetto».

La risposta ancora non soddisfa la donna comasca, che solo un paio di giorni prima era stata costretta a far ricoverare anche il padre (che ora è in rianimazione): «Sì, ma visto che ci sono anche due settimane di incubazione, se nei giorni successivi si è verificato anche solo un caso forse sarebbe stato giusto da parte vostra allertare le famiglie... visto che mio padre ora è in ospedale. E mia nonna sta morendo».

«Signora ci sono migliaia di morti, non so se vede i telegiornali - la direttrice abbandona definitivamente il tono conciliante - Sì, abbiamo anche noi dei casi gravi, ma sono due o tre. Noi abbiamo comunque dimesso le persone che stavano bene per non esporle ad altri rischi e come da direttiva regionale», sulla lettera di dimissioni si fa espresso riferimento alla decisione della giunta Regionale di precettare letti presos le Rsa. «Io ho avuto contatti stretti con mia nonna senza protezione - contesta la nipote - se nei giorni successivi qualcuno mi avesse chiamato per dirmi “abbiamo dei casi sospetti” ci sarei stata più attenta... sia io che mio padre».

«Forse lei non si rende conto della situazione sanitaria in questo momento - è la risposta, sempre più rabbiosa - Noi abbiamo già del nostro per far fronte a tutte le situazioni d’emergenza fuori e dentro... signora io non ho delle persone per far chiamare a casa, io ho già difficoltà a gestire le urgenze».

«Voi non avevate una persona da attaccare al telefono, mio papà che ha 70 anni non ha usato le precauzioni e adesso è in ospedale» contesta, con tono incredibilmente calmo la donna comasca.

«Signora, le precauzioni che dovevate prendere sono direttive note che doveva seguire anche lei».

«Ma lei usa le protezioni in casa con i suoi famigliari?».

«Nel momento in cui la signora ha avvertito i sintomi lei avrebbe dovuto usare delle precauzioni».

«Certo e io l’ho fatto, ma prima...».

«Nel momento in cui io dimetto una persona che per me è sana, questa è a carico del medico curante, non nostro. Io non posso farmi carico degli ospiti che escono di qui, d’altra parte le direttive sono date da chiunque, dai giornali, dalla tv... perché è una pandemia. Ha capito? Comunque ho troppe telefonate, la saluto...».

«Questa leggerezza - accusa ancora la nipote della paziente - rischia di costare la vita non solo a mia nonna ma anche a mio padre».

«La leggerezza - e qui la direttrice quasi urla - noi non l’abbiamo fatta. Anzi noi abbiamo fatto tutto quello che in scienza e coscienza ritenevamo di dover fare e che le direttive Ats ci imponevano. Chiede un atto di coraggio? Si rifaccia all’Ats, perché non ho né tempi né modi per andare avanti in questa discussione .La saluto». Clic.


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