«Diamo retta ai bimbi: si cambi menù»
Verdura nel piatto nella mensa di una scuola elementare comasca

«Diamo retta ai bimbi: si cambi menù»

La nutrizionista: «Trovare il giusto mix tra cibi sani e gusti dei piccoli»

«Le tabelle vanno calate nella realtà. Un errore mandare a casa gli alunni affamati»

«La dieta sana va bene, ma teniamo in considerazione i gusti dei bambini». Il nuovo menù dettato dall’Asl per le scuole è più misurato e più attento alla salute, non sempre però va incontro al gradimento degli alunni, che restano a pancia vuota e buttano via il cibo. «Si può anche costruire una dieta sanissima e dietetica - ragiona Francesca Noli, nutrizionista comasca - ma se poi l’accettazione da parte di chi mangia è scarsa allora bisogna fare un passo indietro, assecondare i bisogni e i gusti. Senza le patatine fritte, per carità, ma non si può lasciare i bambini a stomaco vuoto. Anche perché è controproducente: arrivano a casa affamati e fanno merende ipercaloriche».

«Le tabelle alimentari vanno calate nella realtà – dice Noli – I legumi per esempio sono certo un piatto importante, ma se è difficoltoso da far mangiare allora è meglio abbinarlo a qualcosa di molto più popolare, almeno si evita che i ragazzi saltino del tutto il pasto. Io poi credo nella professionalità degli insegnanti. Non devono imboccare, ma se si siedono a tavola, se stimolano, se non si defilano per mangiare un panino al salame portato da casa, allora possono giocare un ruolo chiave. Infine c’è il capitolo genitori: le abitudini alimentari dei figli ricalcano quelle di mamma e papà. Basta lamentele: devono essere loro i primi a dare il buon esempio».

Poi c’è l’organizzazione dei punti cottura in città, il Comune ha la necessità di ridurli drasticamente, l’ipotesi è passare da 18 a 4-5. «Non posso valutare le esigenze economiche - riflette Noli - Posso però assicurare che la cucina in loco garantisce un feedback a breve termine. Se la minestra non è piaciuta la cuoca se ne accorge subito, può cambiare in fretta, aggiustare, riproporre. La componente organolettica senza il viaggio è migliore, i piatti arrivano fumanti. Perfino il profumo conta: nelle scuole dove c’è la cucina l’aroma è un campanello che risveglia l’appetito».


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