Ex Trevitex, la ruspa abbatte la vecchia fabbrica - Guarda il video
La palazzina ex Fisac di Camerlata

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Lavori iniziati a Camerlata per la demolizione della palazzina utilizzata un tempo per gli uffici. Chiuso il parcheggio sotterraneo

Sono stati avviati questa mattina i lavori per l’abbattimento della ex palazzina uffici della vecchia Trevitex di Camerlata andando così a chiudere una pagina di storica cittadina. Chiuso provvisoriamente anche il parcheggio sotterraneo.

Una storia lunga 24 anni su cui è caduta una giunta (quella di Renzo Pigni nel 1993), finita sulla scrivania di quattro sindaci (Pigni, Alberto Botta, Stefano Bruni, Mario Lucini), in una scia infinita di ricorsi al Tar e controricorsi, in interrogazioni parlamentari (tutte a firma dell’ex senatore Alessio Butti), in un’inchiesta della Procura e in una miriade di riunioni politiche, commissioni e consigli comunali. Il primo progetto, firmato da Alberto Masolo, risale al 1991 e prevedeva qualcosa come 16mila mq di area commerciale in via Paoli, civico 6. Dopo il via libera della commissione urbanistica, lo scontro in consiglio con la crisi della maggioranza e la caduta della giunta Pigni. Tocca al commissario Armando Levante, nel 1994, adottare il progetto: accoglie tutto, ma scarta il tunnel che avrebbe consentito di immettersi da viaPaoli alla Napoleona, bypassando piazza Camerlata. Il cosiddetto pir Trevitex ottiene il via libera del consiglio nel 1997 con la drastica riduzione dello spazio commerciale: due medie strutture di vendita da 1500 mq ciascuna. L’intera area un tempo occupata dalla Fisac (nata come Fabbriche italiane di seterie A. Clerici e passata poi, mantenendo lo stesso acronimo, a Fabbrica italiana sete e affini Camerlata) venne prima rilevata dalla Trevitex e, dopo il crac da 800 miliardi, messa all’asta dal tribunale di Milano e acquistata per 15 miliardi di vecchie lire da Immobiliare Asti che, nel 1999 firma la convenzione con il Comune dopo l’ultimo via libera della Regione nell’ottobre del 1998. Sette anni dopo il primo progetto. Storiche le parole di Masolo: «È stato estenuante, finalmente però ce l’abbiamo fatta». Ma il pasticcio era solo all’inizio. Nell’ottobre del 2000 l’allora dirigente al Commercio Arturo Di Giulio (che portò avanti una battaglia di anni per il rispetto delle norme prima di essere trasferito nel 2007 ed è scomparso poco dopo il verdetto dei tribunali che diedero ragione al suo operato bocciando il centro commerciale) dice in commissione urbanistica: «Ciò che si sta realizzando nell’area ex Trevitex è diverso da quanto previsto dal consiglio comunale». Da lì scatta il ricorso al Tar di Confesercenti oltre a feroci polemiche in giunta fino ad arrivare al 2005, anno dell’apertura del multisala e dell’Esselunga (Immobiliare Asti passa tutto a Tradital, poi a Safer e, nel 2005, a Cedi) con due medie strutture di vendita. Tutto risolto? Niente affatto. La seconda ondata di battaglie legale non era neanche immaginabile. Nel 2006 Cedi presenta la richiesta di una variante, adottata dal consiglio ma mai approvata definitivamente. La richiesta è chiara: realizzare un centro commerciale unificando i due spazi commerciali. Il 2006 e il 2007 trascorrono tra polemiche, contestazioni e la richiesta di chiusura del multisala in quanto autorizzato poiché inserito in un centro commerciale in realtà inesistente. Nell’aprile del 2007 il cinema viene chiuso, e per due anni proseguono conferenze di servizi, ricorsi al Tar e una doppia guerra senza precedenti: una interna al Comune tra Urbanistica e Commercio e l’altra tra il sindaco Stefano Bruni e l’amministrazione provinciale (con il dirigente Giuseppe Cosenza, oggi a Palazzo Cernezzi, che indicava come legittima solo la strada dell’accordo di programma, quella che si sta seguendo effettivamente ora). Momenti burrascosi al punto da portare pure il patron di Esselunga,lo schivo Bernardo Caprotti, a presentarsi da Bruni. Il no definitivo arriva nel 2009: niente centro commerciale se non con un accordo di programma. La nuova proposta è del 2010, l’iter si porta via l’intero 2011, scontri politici nell’amministrazione Bruni congelano tutto fino alle nuove elezioni. Il resto è storia recente: nella nuova proposta Esselunga chiede la grande struttura di vendita al posto delle due medie, la riapertura del cinema, bar, un ristorante, una galleria commerciale e 800 mq di servizi alla persona. In cambio realizzerà opere per 7 milioni di euro e darà 3 milioni al Comune. In primavera aprirà il centro commerciale con la nuova piazza, la quarta corsia su via Badone e il sovrappasso su via Paoli. Le opere viabilistiche hanno la priorità su tutto il resto.


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