Finte revisioni Motorizzazione  Fermati a Como altri 10 pullman
Sono 78 in tutto gli autobus di Asf finiti nel mirino dell’indagine della Polstrada di Como (Foto by butti)

Finte revisioni Motorizzazione

Fermati a Como altri 10 pullman

Secondo la Procura l’ex direttore della Motorizzazione civile non eseguiva i controlli necessari per la sicurezza

Si allarga il caso delle finte revisioni di mezzi pesanti: dopo i 78 bus posti sotto sequestro alla Asf, ieri la Polizia stradale ha effettuato nuovi stop. Si tratta in particolare di otto pullman della ditta Discacciati e di una decina di autocarri, per i quali è stata riscontrata una anomala procedura di revisione.

E, come nel caso di Asf, anche in questa circostanza la ditta di trasporto è parte lesa: non ha responsabilità in quanto avvenuto, e subisce un danno per il fermo forzoso dei mezzi.

Il titolare dell’azienda di trasporti, non vuole entrare nel merito della vicenda. Annuncia solo di «volermi tutelare e di fare valere le mie ragioni nelle sedi opportune».

Il fermo dei suoi mezzi, un terzo dell’intera flotta, in realtà, come per Asf, non dovrebbe protrarsi a lungo: «Polizia stradale e Motorizzazione civile mi faranno avere a breve una copia del libretto di circolazione e una deroga per consentire ai mezzi di circolare, in attesa di effettuare la vera revisione». Già oggi o al più tardi domani dovrebbero tornare a viaggiare.

Ma cosa è successo? Che le revisioni, anziché essere un momento di verifica dello stato dei freni, del motore, dello sterzo, e degli altri apparati dei pullman, per consentirgli di viaggiare in sicurezza, si riduceva in realtà ad una farsa.

L’inchiesta, coordinata dal pm Massimo Astori ha infatti accertato che l’ex dirigente della motorizzazione civile, Antonio Pisoni, finito in cella lo scorso mese di maggio con l’accusa di corruzione e falso, avrebbe eseguito revisioni parziali o addirittura inesistenti.

Durante le sessioni di revisione, per le quali è previsto un tempo minimo per l’esame dei mezzi (venti minuti), il dirigente in realtà avrebbe presenziato solo pochi minuti, rilasciando subito il via libera, senza di fatto effettuare alcun controllo.

Di qui l’intervento della Procura, al fine di ristabilire la legalità e togliere dalle strade mezzi «fonte di potenziale pericolo per il trasporto pubblico».

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