Fisco e tangenti, indagini tra i massoni
La sede comasca dell’Agenzia delle Entrate di viale Cavallotti (Foto by archivio)

Fisco e tangenti, indagini tra i massoni

A pochi giorni dal patteggiamento dell’ultimo funzionario dell’Agenzia delle Entrate coinvolto gli inquirenti tornano a scavare nella rete di relazioni tessuta da Pennestrì tra i “fratelli” del Grande Oriente d’Italia

Como

A pochi giorni dalla definizione delle ultime posizioni – con il patteggiamento di Stefano La Verde, 4 anni e 8 mesi per corruzione – la Procura della Repubblica torna sulle carte dell’indagine a carico di Antonio Pennestrì e del figlio Stefano, considerati i registi di un “sistema” sul quale, evidentemente, non s’è ancora indagato abbastanza.

Lo spunto, in realtà non recentissimo, viene dalla conferma che l’ex patron della Comense dei miracoli europei è stato il referente locale del Grande oriente d’Italia, e che è un massone doc, a capo di una loggia comasca zeppa di bei nomi di professionisti, medici, commercialisti, avvocati. Un parterre con discreti addentellati politici, e rapporti sui quali sono in corso una serie di accertamenti dei finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria, coordinati, di nuovo, dal pm Pasquale Addesso.

Alla procura interessa l’eventualità che sia questo, e non altri, il terreno sul quale a suo tempo germogliò il “sistema” Pennestrì e che per questa ragione possa avere fatto da cornice ad ulteriori illeciti di natura fiscale e corruttiva negli ambiti i più disparati. Fu proprio Pennestrì a farne parola nel corso di una conversazione a suo tempo intercettata dalla finanza, e che riletta oggi sembra corroborare l’ipotesi: ignaro del fatto di essere ascoltato, parlò sia del “Goi”, il Grande oriente d’Italia, sia del fatto che proprio in virtù della sua lunga militanza massonica gli era stato possibile agganciare le conoscenze giuste all’Agenzia delle entrate, quelle che gli sarebbero servite ad aggiustare tutte quelle pratiche. Insomma, per scovare altri illeciti, è qui che bisognerà cercare, nel forte «circuito relazionale in cui l’indagato è inserito», come scriveva la Procura già ai tempi degli arresti. Sui professionisti iscritti al Grande oriente d’Italia, e in particolare su quelli più vicini ai Pennestrì, i finanzieri stanno svolgendo nuovi accertamenti, per ricostruire i rapporti interni alla loggia e per verificarne la liceità.


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