Gallivaggio: «L’immagine  della Madonna? È un segno»
Nella foto scattata durante il sopralluogo fatto con l’elicottero subito dopo il crollo, è ben visibile il materiale franato, che è arrivato a sfiorare il santuario di Gallivaggio e la statale 36

Gallivaggio: «L’immagine

della Madonna? È un segno»

Dopo la frana, parla il sacerdote dei pellegrinaggi a Lourdes

«Non parliamo di miracolo, ma le rivelazioni esistono»

«Cosa significa quell’immagine?» si chiede don Giovanni Illia, sacerdote diocesano. «Colpisce vedere tra quelle nuvole la figura della Regina Mundi, con la corona e lo scettro, ma certo non possiamo dire nulla di più. Non possiamo dire che è un miracolo. È un segno, questo sì, ma come è un segno che il santuario stesso non sia stato distrutto dal crollo della frana».

Tra le riprese effettuate durante lo smottamento della montagna sovrastante Gallivaggio, ve n’è una in cui tra le nuvole di polvere sollevatesi in seguito alla caduta di terra, sassi e piante, sembra scorgersi l’effigie di una Madonna. È appunto a questo episodio che fa riferimento don Giovanni Illia.

Come già don Andrea Caelli, arciprete di Chiavenna, anche don Giovanni Illia sottolinea l’importanza del lavoro e delle attività svolte a Gallivaggio dall’uomo ma non nasconde che «l’opera di Dio si esplica in modi diversi nel mondo».

Il sacerdote, 52 anni, originario di Cremia, è l’assistente diocesano delle sottosezioni di Como e Sondrio dell’Unitalsi, l’unione nazionale italiana trasporto ammalati a Lourdes e santuari internazionali.

È anche responsabile dell’ufficio Pellegrinaggi della Diocesi di Como e i suoi viaggi lo portano a visitare i tanti santuari sparsi in tutto il mondo.

Don Illia ma che cosa sono le rivelazioni?

Partiamo da una considerazione decisiva: esiste la Rivelazione come tale ed esistono rivelazioni private. La prima si è conclusa con la morte di San Giovanni Apostolo ed è legata all’Apocalisse e la Rivelazione cristiana si compie così. Ci sono poi nella storia della Chiesa rivelazioni private che non fanno parte del deposito della fede ma diventano conferma del Vangelo e anche un modo per vivere la fede, nel tempo e nello spazio.

L’intervista su la Provincia di venerdì 1 giugno

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