Gara Ticosa, ci sono le relazioni  Ma ora è guerra tra i dirigenti
La zona della cella 3 di fianco alla Santarella

Gara Ticosa, ci sono le relazioni

Ma ora è guerra tra i dirigenti

Diffuse ieri due note con i chiarimenti chiesti dal sindaco agli uffici

Visioni diverse anche su come procedere. Lunedì sera la vicenda in consiglio

Sul caos in cui è precipitata l’ultima bonifica della ex Ticosa (la rimozione dell’amianto nella cosiddetta “cella 3”, vicino alla Santarella) iniziano ad arrivare i primi documenti.

Ieri sono state diffuse ai consiglieri comunali e alla giunta due relazioni chieste nei giorni scorsi direttamente dal sindaco Mario Landriscina ai dirigenti Andrea Romoli Venturi (Appalti e contratti dallo scorso ottobre) e Rossana Tosetti (Ambiente). Uno scritto di otto pagine quello firmato dal primo e di cinque pagine e mezza dalla seconda. Ciascuno dei due ricostruisce la vicenda da suo punto di vista e, benché non venga mai nominato, entrambi fanno riferimento all’ex titolare del settore Appalti (fino alla metà del luglio scorso) Giuseppe Ragadali, ora dirigente della maxi unità che si occupa degli appalti nella capitale.

Questione meramente tecnica

Relazioni in punta di diritto tra citazioni di dispositivi di legge, codici per i rifiuti, normative su appalti e subappalti e ancora decadenze, requisiti e albi di iscrizione. Una questione, insomma, squisitamente tecnica che ha portato alla debacle totale con l'avvio, da parte di Romoli Venturi, delle procedure per l’annullamento della gara. Due, sostanzialmente, i nodi chiave. Il primo è la mancata correzione di alcuni documenti di gara con le modifiche della categoria relativa ai requisiti delle aziende partecipanti e la conseguente mancata pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (è stato fatto solo sulla piattaforma informatica Sintel) risalente all’inizio del 2020 che, secondo l’attuale dirigente, avrebbe di fatto invalidato tutto a cascata. Il secondo, invece, riguarda la il quando si doveva essere in possesso del requisito: se fin dalla presentazione delle offerte o se prima dell’avvio dei lavori ( in questo caso, quindi ottenibile anche con subappalto). Possibilità, la seconda, prevista inizialmente, ma ora definita come inapplicabile.

Ma di chi è la colpa? Una domanda a cui, per il momento, il primo cittadino non ha ancora risposto (lo farà, probabilmente, in consiglio comunale, lunedì). Ieri Landriscina si è limitato a dire che «la trasparenza è stata rispettata poiché sono state inviate le relazioni ai consiglieri comunali e alla giunta», ma anche che «il procedimento è ancora in corso e si dovrà quindi attendere la conclusione, prevista nei prossimi giorni, prima di prendere decisioni».

Come uscirne

Decisioni che non riguardano solo le eventuali responsabilità tecniche (che ci sono, su stessa ammissione del Comune), ma anche come procedere. Proprio su questo punto, le due relazioni offrono prospettive molto diverse tra loro: la responsabile dell’Ambiente dopo il rifiuto della prima classificata e l’esclusione della seconda azienda (non aveva i requisiti), propone l’assegnazione dell’ appalto alla terza. Il titolare degli Appalti e, quindi, il referente ultimo della pratica, ha avviato invece le procedure per l’annullamento della gara.

Nella sua relazione prospetta, per evitare di perdere mesi e mesi, se l’importo a base d’asta e il progetto rimanessero invariati, di seguire una procedura negoziata con 15 partecipanti da concludere in un mese (ma ci vorrà di più se servirà il sopralluogo obbligatorio) per poi arrivare alla stipula del contratto non prima di 35 giorni.


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