Garzola, opere abusive

Dopo 9 anni il Comune

non ha ancora demolito

Nessi: «Edificio lasciato a metà in via per Brunate. Non rispetta la distanza minima dal confine né l’altezza»

Garzola, opere abusive Dopo 9 anni il Comune non ha ancora demolito
L’edificio lasciato a metà e ora oggetto di un’interrogazione del consigliere Vittorio Nessi

La storia di quella costruzione lasciata a metà, su un tornante di via Per Brunate, parte nel 2007. E non è ancora finita. All’epoca l’architetto Darko Pandakovic e una confinante sollevarono dubbi sulla regolarità delle opere: ne seguirono sopralluoghi, ordinanze di sospensione dei lavori, un processo per abusi edilizi (chiuso con l’assoluzione), ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, oltre all’immancabile sanatoria. Una vicenda ricostruita dal consigliere comunale Vittorio Nessi (Svolta Civica) che ora chiede al sindaco Mario Landriscina e alla giunta, con un’interrogazione scritta, di far intervenire le ruspe visto che «il muro di sostegno, lo spazio adibito a parcheggio e il muro angolare di contenimento del terreno» non corrispondono al progetto approvato. Inoltre, scrive Nessi, l’edificio «non rispetta la distanza minima dal confine» (5 metri dalla strada) né «l’altezza massima consentita» (7,50 metri).

Nell’aprile del 2009 gli uffici comunali rilasciavano un permesso di costruire in sanatoria, escludendo però il muro di sostegno dello spazio per parcheggio e il muro di contenimento, mentre «inspiegabilmente - nota il consigliere - nulla veniva detto sulla distanza dal confine e l’altezza». L’allora proprietario, Calogero Morreale, fa ricorso prima al Tar, senza successo, quindi al Consiglio di Stato - siamo a gennaio 2010 - e i giudici dicono no ancora una volta sottolineando che i proprietari «ammettono che la rampa e annessi sono stati realizzati a distanza non legale dal confine».

A otto anni da quest’ultima sentenza, non è cambiato nulla: «Nessun provvedimento è stato adottato dal Comune - attacca Nessi - sebbene il Consiglio di Stato abbia respinto il ricorso presentato contro l’oedinanza di demolizione delle opere abusive». Soltanto un paio di mesi fa il dirigente comunale ha notificato alla nuova proprietà (la società di Morreale è fallita, la costruzione venduta all’asta) l’avvio di un procedimento sanzionatorio , con riferimento sempre ai famosi muri realizzati senza autorizzazione. «Ma nessun provvedimento - rimarca il consigliere di opposizione - sul mancato rispetto della distanza dalla strada pubblica e dell’altezza massima consentita». Nessi chiede al Comune di procedere «con la dichiarazione di decadenza della concessione» e di «far demolire l’intero manufatto, anche per motivi di pubblica sicurezza, igiene, decoro e rispetto del paesaggio».

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