Giudice comasco sotto inchiesta  «Contro di me soltanto calunnie»
Il giudice Agostino Abate, 61 anni, originario di Cava dei Tirreni

Giudice comasco sotto inchiesta

«Contro di me soltanto calunnie»

Magistrato della sezione civile, indagato a Brescia per abuso e favoreggiamento. «Sono già stato scagionato dal Csm per la stessa vicenda, spiegherò tutto al pubblico ministero»

È giudice della Sezione civile del Tribunale di Como, e a Brescia è indagato per abuso d’ufficio e favoreggiamento, reati che secondo la Procura bresciana Agostino Abate avrebbe compiuto nel corso di una sua inchiesta, relativa alla gestione della clinica privata La Quiete di Varese, città nella quale all’epoca dei fatti, nel 2010, lavorava come sostituto procuratore.

La notizia è trapelata quando i magistrati bresciani, il sostituto Mauro Tenaglia e il procuratore Sandro Raimondi, hanno depositato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

Abate, che ha chiesto di essere sentito dai colleghi, sarà a Brescia venerdì prossimo, per fornire la sua versione dei fatti che gli vengono contestati. L’indagine contro di lui muove da un esposto che era stato depositato dall’imprenditore varesino Sandro Polita, titolare con il fratello Antonello della Ansafin, la società che aveva rilevato la clinica La Quiete dai fratelli Enrico Antonio Riva, Michele Riva e Sofia Riva.

Pur essendo stati denunciati per non aver pagato tasse e contributi e sanzioni per 3,3 milioni di euro, sostengono i pm bresciani, non furono iscritti nel registro degli indagati da Abate che, venendo meno all’obbligo dell’azione penale, avrebbe procurato ai Riva un ingiusto vantaggio.

Il magistrato, sentito ieri da La Provincia, ricorda che, «a partire dal 2011 Sandro Polita ha inondato la Procura della Repubblica di Brescia con esposti contro di me, tredici dei quali sono stati archiviati. E non solo - dice il magistrato - Polita ha presentato esposti contro l’attuale presidente del Tribunale di Busto Arsizio e contro i giudici fallimentari che si sono occupati delle sue attività e contro diversi curatori. Ha lanciato le più diverse e calunniose accuse e a intervalli regolari ricevo notizia di archiviazioni disposte da quel Tribunale. È chiaro che davanti ad altre affermazioni calunniose chiamerò i responsabili a risponderne».

Abate sottolinea poi che «nell’ambito del procedimento disciplinare a cui sono stato sottoposto il Consiglio superiore della magistratura ha escluso ogni mia responsabilità in relazione alla gestione dell’indagine sui Polita: forse di questo la Procura di Brescia non è al corrente». Nella sua deposizione di fronte ai colleghi bresciani Abate ricorderà anche la vicenda che ha visto la condanna dei fratelli Polita per calunnia nei confronti dei Riva, decisa in primo grado dal Tribunale di Milano.

La conclusione logica è: se un giudice ha ritenuto che le accuse che i Polita hanno mosso ai Riva sono in realtà solo calunnie, come si può considerare un favoreggiatore degli stessi Riva il pubblico ministero che non ha proceduto contro di loro?n

A Como il magistrato Agostino Abate era arrivato a fine 2015, dalla Procura della Repubblica di Varese, dove era stato sostituto procuratore per trentuno anni.

Il suo trasferimento era stato disposto dal Csm, il Consiglio superiore della magistratura, in attesa dell’esito di un provvedimento disciplinare, ancora pendente, avviato contro di lui per la gestione del caso Uva,l’artigiano di Varese Giuseppe Uva, morto all’ospedale di Varese in circostanze ancora non chiarite il mattino del 14 giugno 2008, dopo essere stato trattenuto per alcune ore nella caserma dei carabinieri della stessa città.


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