Gli animali rari   del liceo Volta  Una galleria virtuale
Da sinistra: Chiara Spallino, Andrea Fumagalli, Chiara Campisi, Margherita Recchia e Domitilla Leali (Foto by butti)

Gli animali rari

del liceo Volta

Una galleria virtuale

Diecimila reperti tenuti sotto chiave. Il preside: «L’idea è di renderli disponibili per la città». Novecento pezzi, la collezione ornitologica, sarà on line

«Dentro queste porte giace sepolto il museo di storia naturale che Como ha ma i comaschi non sanno d’avere». La scritta, appesa da tanto tempo sulla porta chiusa a chiave, non ammette fraintendimenti: se si esclude chi ha frequentato il liceo, in pochi sanno l’esistenza di un prezioso patrimonio custodito dal Volta.

Per dare un’idea, si tratta di diecimila reperti al loro posto da metà Ottocento, da quando, in una circolare governativa del 20 novembre 1837, l’arciduca d’Austria Vicerè Raineri chiedeva per ogni capoluogo di provincia dei «gabinetti tecnologici o di campioni naturali e industriali, in cui si abbiano a raccogliere le spontanee gratuite offerte di ogni qualunque prodotto naturale, di antichità o di un’industria», in conformità con i vasti programmi che l’impero aveva promosso nel campo dell’istruzione. La data potrebbe essere ancora più antica, se è vero, come pare, che una ricca collezioni di campioni mineralogici compare già nel 1810.

Cosa si trova, collocato nelle teche e protetto dai cellophane, figli di un’altra epoca? Numerosi esemplari ornitologici (circa novecento), uno scheletro di un orso delle caverne, un vitello con otto zampe, due ventri e una sola testa, una cospicua raccolta di rettili e di pesci, diversi felini, una collezione di pesci fossili del Monte Bolca, oltre duemila campioni geo-mineralogici, alcuni reperti di legno silicizzato dell’America meridionale, un ricchissimo erbario ottocentesco con esemplari di piante del Comasco, del Lecchese e della Valtellina, raccolte e classificate dal sacerdote Pietro Ronchetti.

Alle migliaia di reperti già presenti nei primi anni del novecento, si è aggiunta, nel 1994, un’interessante raccolta di lepidotteri e coleotteri donata dalla famiglia Bari di Como.

L’idea sarebbe di dare questo piccolo tesoro alla città. «È patrimonio di Como, non solo del liceo – dice il preside Angelo Valtorta – tenere tutto quanto sotto chiave è uno spreco. I locali purtroppo non sono agibili per un museo, mancano alcuni aspetti obbligatori secondo la normativa europea, come per esempio tutte le uscite di sicurezza. Il contenuto, però, è notevole e andrebbe valorizzato, pensandolo in maniera innovativa, accattivante e moderna. Magari con percorsi interattivi per scolaresche, sensibilizzando i più piccoli al mondo della natura e alla scienza».


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