Gli “attacchi di panico”

Riconoscerli e affrontarli

Il dottor Paolo Penco autore di un libro sul tema

apre le due pagine dedicate oggi alla patologia

Gli “attacchi di panico” Riconoscerli e affrontarli
Particolare delle due pagine dedicate oggi da La Provincia alla malattia causata dall’ansia acuta.

Gli attacchi di panico (DAP) rappresentano un fenomeno estremamente diffuso nella popolazione generale, in particolare nelle giovani donne. L’idea di scrivere un libro ad essi dedicato è stata suggerita dai miei stessi pazienti, nell’ottica di fornire alcune linee guida su come rapportarsi alla problematica. Si tratta di un disturbo improvviso,caratterizzato da senso di morte imminente, palpitazioni, dolore toracico e difficoltà di respirazione, il tutto accompagnato da un senso penoso di impotenza, paura e mancanza di controllo.

Quando si verifica l’emergenza

Le situazioni in cui si può verificare sono molto varie, come guidando l’auto o in un centro commerciale affollato. Le implicazioni sociali possono essere più rilevanti di quelle sanitarie, poiché il pericolo maggiore è rappresentato dalla “sindrome da evitamento”, per cui il soggetto tenderà ad evitare le uscite in solitario, vorrà essere accompagnato sul luogo di lavoro ed aggirerà accuratamente i luoghi affollati, tendendo quindi a rinchiudersi in casa, limitando notevolmente la vita di relazione. Il soggetto affetto da DAP presenta spesso vissuti di vergogna, pertanto tenderà a non parlare del suo problema, se non con parenti stretti o amici fidati. Dopo avere escluso cause organiche con gli opportuni accertamenti, si utilizzeranno terapie farmacologiche, quali gli antidepressivi, che potranno essere affiancati da interventi psicoterapici. Sarà importante evitare eccessi di medicalizzazione, che potrebbero determinare un evoluzione ipocondriaca del paziente. La personalizzazione della terapia, come per ogni altra patologia, è fondamentale per recuperare nel più breve tempo il soggetto affetto da DAP. Occorre porre in atto una strategia di intervento complessiva, che permetta al paziente di raggiungere una piena autonomia e ridurre gli effetti della dipendenza farmacologica.

Attività sportiva e “Tai chi”

Nell’ambito delle medicine naturali è possibile intervenire nella fase riabilitativa con l’agopuntura; nella mia esperienza clinica l’ ho trovata di grande utilità per i pazienti, specialmente per l’effetto rilassante generale di tale tecnica; il rapporto terapeutico con il paziente rimane l’elemento fondamentale, occorre instaurare fin dal primo incontro un clima di fiducia e, da parte del terapeuta, una grande disponibilità nei confronti del richiedente, specialmente nella fase acuta.

L’attività sportiva all’aria aperta può fornire un notevole aiuto attraverso il miglioramento dell’autostima, soprattutto prefiggendosi obiettivi raggiungibili senza troppi sacrifici. Nell’ambito delle discipline orientali, è stato dimostrato che il Tai chi ha indotto una significativa riduzione dell’ansia nei praticanti ed appare quindi un’attività consigliabile a chi ne soffre.

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