Gli svizzeri che non pagano le multe

Il popolo delle e-mail è indignato

Il casoLe reazioni dei comaschi lamentano l’assenza di reciprocità di trattamento. Il suggerimento: «Prendiamo esempio e facciamo anche noi le rogatorie internazionali»

Gli svizzeri che non pagano le multe Il popolo delle e-mail è indignato
Controlli della velocità da parte della polizia locale in via Pasquale Paoli
(Foto di Archivio)

La scoperta che gli svizzeri non pagano le multe in Italia ha sollevato reazioni accese di qua e di là del confine. Il dato è inequivocabile: nei primi nove mesi del 2017 il Comune di Como ha incassato solo 47mila euro dei 337mila che erano stati contestati ad automobilisti con targa svizzera.

Un misero 14%, a fronte del 38% degli italiani che nello stesso periodo hanno saldato il conto con il comando della polizia locale di viale Innocenzo.

Impunità di fatto

Una impunità di fatto, insomma, che fa sponda sulle enormi difficoltà da parte delle nostre autorità a riscuotere oltreconfine, facendo leva su un semplice atto amministrativo.

Un punto sul quale non c’è reciprocità di trattamento: come ben sa chi ha preso una multa al di là del confine e poi si vede recapitare un atto giudiziario a casa, conviene pagare se si ha intenzione di ripassare il valico. In caso contrario infatti si rischia il carcere.

I nostri lettori parlano di esperienze vissute in prima persona: «L’anno scorso in quel dedalo di incroci di Chiasso ho imboccato per sbaglio l’autostrada - racconta Edoardo De Trana, di Milano - All’uscita appena due chilometri dopo, una pattuglia della polizia cantonale mi ha fermato perché non avevo la vignetta. Gli ho spiegato che è stato un errore, ma sono stati inflessibili e ho dovuto pagare subito 180 euro».

Questa in realtà è una situazione che avviene anche nel nostro Paese: nel caso di contestazione immediata dalla infrazione, la polizia locale può fermare il mezzo con targa straniero, fino a quando la multa non è stata pagata.

La notifica al’estero

È la notifica all’estero che non funziona: perché per il nostro ordinamento si tratta di semplici atti amministrativi, mentre per quello svizzero c’è il penale per le infrazioni più gravi, ma anche per quelle lievi in caso di mancato o ritardato pagamento. E a casa ci arriva un atto giudiziario.

«Lo scorso anno viaggiando in autostrada nei Grigioni, ho superato gli 80 chilometri all’ora prescritti in quel tratto. Dopo breve tempo ho ricevuto la notifica dal Tribunale di Como e mi sono affrettato a pagare su un conto in Germania. Perché non avviene anche in senso inverso?» si chiede Giovanni Mason, di Como.

Giovanni Appiani, comasco domiciliato oltreconfine, ha una sua teoria: «La maggioranza delle multe da te a Como a macchine con targhe svizzera sono di italiani o stranieri domiciliati in Svizzera. Di solito il vero svizzero è corretto e paga . Invece l’italiano che risiede di là sa che la burocrazia italiana è lenta e inefficace e di conseguenza se ne approfitta».

«La situazione, peraltro nota da sempre, è quella descritta da La Provincia - dice anche Romolo Vivarelli, già consigliere alla Ca’ d’Industria - È sbagliato però prendersela con i cittadini della vicina Confederazione Elvetica. Se la civiltà di un Paese si misura anche dalla capacità di far rispettare le leggi che lo stesso si è dato, ebbene la Svizzera è un Paese civile e l’Italia non lo è. Perché le autorità del nostro Bel Paese non fanno una rogatoria internazionale per perseguire gli autori di infrazioni stradali alla guida di veicoli con targa Svizzera, ma anche francese o spagnola?».

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