I 60 giorni in trincea  a lottare contro il virus

I 60 giorni in trincea

a lottare contro il virus

Sant’Anna, le immagini dell’impegno del personale sanitario

«Il pensiero unisce ciò che la distanza separa. Noi, in quei momenti, eravamo un team grande. Ci siamo sostenuti a vicenda». Il Covid avrà anche colpito i polmoni, ma cuore e anima quelli no. Per conferma bussare - quando si potrà - nei reparti dei nostri ospedali che per due mesi hanno lottato contro il maledetto virus. Reparti come il pronto soccorso del Sant’Anna, dove se le parole non sono in grado di raccontare cosa sono stati gli ultimi sessanta giorni, in termini di passione, impegno, fatica, affiatamento, umanità, ci pensano le foto.

Doriana Bardelli, per i colleghi e gli amici semplicemente “Pippy”, ha catturato attimi, sguardi, momenti: «Spesso sono fotografie prese in contropiede di colleghi chiamati all’improvviso. Sono spesso sorrisi, con tanto stress e molta incertezza e paura. Ma nessuno si è arreso e tirato indietro dai propri doveri».

Le foto dell’infermiera del Sant’Anna passano alla storia il momento più tragico mai vissuto in ospedale (e, in generale, negli ospedali). Alcuni scatti sono l’emblema della fatica, altri denunciano momenti di sconforto, ma nella maggior parte dei casi si tratta di foto che catturano scampoli di intimità, gesti per infondere forza e coraggio. Le tute antivirus sono diventate lavagne bianche da riempire: «Quei nomignoli scritti per riconoscerci ci hanno dato un flebile respiro di complicità e di dolore condiviso. Sono parole raccolte da parte di tutto il gruppo. Un gruppo compatto. Ci siamo sentiti parte di una stessa e unica famiglia e il risultato, in questo momento epocale, è stato speciale».

Certo, alcune immagini sono emblematiche del peso della tragedia: «Le nostre notti e i nostri giorni sono stati scanditi da vestizione e svestizione. Il peso di queste tute, respiri affannati, la fatica di portare la bardatura sempre in linea con la sicurezza». E poi ci sono gli attimi condivisi con i pazienti. Perché il virus ha fatto di tutto per creare una barriera tra persone da salvare e i loro salvatori. E nonostante questo i gesti di affetto e di vicinanza non sono mancati.

A testimoniarlo, ad esempio, la foto della mano guantata appoggiata a quella di un anziano paziente contagiato dal virus: «E mi disse lui “io mi lascio fare, ma tu... tu tienimi la mano”. Il resto non ha parole».

Sulla sua pagina facebook, Doriana ha fatto un parallelo tra il cammino di Santiago e questo periodo tragico: «Mi hanno insegnato molto. Sono ancora una principiante e ho ancora molto da imparare. Ma ho capito che grande non è chi raggiunge mille traguardi, ma chi, nel proseguire il cammino di vita, impara a superare gli ostacoli».

E queste donne e questi uomini (medici, infermieri, operatori socio sanitari, ma anche addetti delle pulizie, della sanificazione, della lavanderia) la lezione l’hanno imparata sulla loro pelle.


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