Il bidone mangia plastica  Una novità tecnologica  per tutelare il nostro lago
Il “cestino” posizionato ieri nel lago (Foto by butti)

Il bidone mangia plastica

Una novità tecnologica

per tutelare il nostro lago

Installato un “cestino” a Villa Geno: “divora” anche le microplastiche

Un cestino antiplastica nel Lario. Ieri pomeriggio, di fronte alla darsena di villa Geno, è stato collocato in acqua “Seabin”, un dispositivo in grado di catturare dalla superficie dell’acqua circa 1,5 chilogrammi di detriti il giorno, cioè oltre mezza tonnellata di rifiuti l’anno, comprese le microplastiche fino a due millimetri di diametro e le microfibre fino a 0,3 millimetri, sempre più diffuse e pericolose. Inoltre, ed è una bella notizia, il nostro è il primo bacino lacustre in cui è messo il dispositivo. Questo primato è stato raggiunto grazie al progetto di Lifegate “ PlasticLess”, del sostegno di Volvo (rappresentato a Como dalla concessionaria Autopremier 4) e della collaborazione con Proteus.

Il Seabin è stato immerso nel lago con la parte superiore del dispositivo al livello della superficie. Grazie all’azione spontanea del vento, delle correnti e alla posizione strategica del Seabin, i detriti saranno convogliati direttamente all’interno del dispositivo.

La pompa, collegata alla base dell’unità, è capace di trattare venticinquemila litri di acqua l’ora. I rifiuti sono catturatati nella borsa, che può contenere fino a un massimo di venti chili, mentre l’acqua scorre attraverso la pompa e torna nel lago. Filtrerà anche le componenti plastiche, impedendo loro di entrare nella catena alimentare e danneggiare l’ecosistema. Inoltre, sarà in grado di catturare molti rifiuti comuni come i mozziconi di sigaretta. Inventato da due ragazzi australiani, la realizzazione è stata portata a termine da un’azienda francese. «Ho un sogno – ha aggiunto la direttrice editoriale e comunicazione di Lifegate Simona Roveda – che il nostro lago diventi un esempio per le buone prassi circa l’ambiente». I dati raccolti saranno analizzati dagli studenti dell’Insubria, così da mantenere monitorate le tipologie e le quantità di plastica.


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