Il caso dei “prof” di sostegno  «Mancano quelli specializzati»
Il problema dei docenti di sostegno si ripropone (Foto by archivio)

Il caso dei “prof” di sostegno

«Mancano quelli specializzati»

Il 35% va in classe senza avere in mano un titolo adeguato - «Partono i corsi ma non basta per coprire le necessità del territorio»

Como

A Como mancano insegnanti di sostegno specializzati. Per avere un’idea delle proporzioni, è sufficiente considerare due dati: in totale, secondo quanto diffuso dall’ufficio scolastico per l’anno scolastico in corso, sono 1.328 le cattedre di sostegno in provincia e 2.560 gli alunni con disabilità, un rapporto quindi più o meno di uno a due. Circa 860 sono occupate da insegnanti di ruolo, con una specializzazione adeguata. Il restante, più o meno il 35 per cento, è composto di docenti nominati ma senza avere in mano un titolo adeguato.

Questo cosa significa? Al netto della buona volontà personale e di chi si attiva per formarsi e informarsi così da compiere al meglio il proprio lavoro, ci si ritrova ad affrontare sui banchi di scuola patologie e situazioni magari complesse, senza avere, almeno in partenza, la preparazione adeguata.

Sul territorio sono stati organizzati da diverse realtà (fra cui Provincia e Ufficio scolastico territoriale di Como) momenti di formazione parecchio partecipati, lezioni magistrali e laboratori con insegnanti esperti.

Ora è prevista l’attivazione di tirocini formativi nelle università per il sostegno. Ma, come dicono in maniera unanime i sindacati, i posti non saranno di sicuro sufficienti a coprire il fabbisogno territoriale.

«Il problema, purtroppo, esiste e non è mai stato risolto – commenta Gerardo Salvo, segretario provinciale della Uil scuola – innanzitutto, a prescindere dalla specializzazione, tanti docenti sono stati arruolati attraverso la “messa a disposizione” su sostegno, senza aver mai insegnato prima. Nonostante la buona volontà, il Miur dovrebbe mettere a disposizione un numero maggiore di corsi d’aggiornamento». Sul tirocinio formativo aggiunge: «Le università hanno predisposto i bandi per il test e ad aprile ci saranno le preselezioni. La richiesta è enorme, si potranno avere un po’ di specializzati in più, ma andranno a coprire, in Lombardia, il venti per cento di quanti ne servirebbero. Il problema resterà».

Inoltre, per i corsi c’è un prezzo da pagare, attorno ai tremila euro.

Albino Gentile, segretario della Cisl scuola dei Laghi, aggiunge: «Il problema è annoso. Si stanno attivando corsi di specializzazione sul sostegno, c’è maggiore attenzione al problema ed è un bene aver allargato le maglie. C’è, in ogni caso, una questione di copertura e la ricaduta sarà quel che sarà: i posti previsti andrebbero bene se fossero solo sulla provincia, invece i corsi sono regionali. Purtroppo, con questo strumento non si risolverà in maniera congrua il problema. Quindi, come sempre, si andrà ad attingere alle graduatorie degli abilitati o nella terza fascia».

Per Rosaria Maietta, segretaria provinciale Flc Cgil, è cruciale incrementare i posti: «La nostra richiesta – dice - è aumentare il numero di possibili specializzati: il bando avviato contiene cifre troppo bassi, non in grado di coprire il fabbisogno provinciale e regionale».


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