Il Comune disubbidisce al giudice  E nega la residenza all’immigrato
Gli uffici dell’Anagrafe del Comune di Como (Foto by archivio)

Il Comune disubbidisce al giudice

E nega la residenza all’immigrato

Non basta il pronunciamento del tribunale a convincere la giunta - L’iscrizione all’anagrafe gli servirebbe per ottenere un posto di lavoro

Como

Il tribunale ordina, il Comune finge di non sentire. Il caso è quello del giovane papà di nazionalità nigeriana al quale era stata rifiutata l’iscrizione all’anagrafe in base ai dettami del nuovo decreto sicurezza del ministro Salvini, secondo il quale la titolarità del permesso di soggiorno di cui dispone non è più un titolo valido all’iscrizione nel registro dei residenti.

Storia complicata, anche da un punto di vista giuridico: quello che conta, o che dovrebbe contare, è il pronunciamento del giudice Agostino Abate, che accogliendo il ricorso presentato dall’avvocato Antonio Lamarucciola, aveva dato disposizioni affinché gli uffici dell’anagrafe procedessero, entro 15 giorni, all’iscrizione.

Il tribunale evidenziava che, diversamente, si sarebbe configurata «una palese discriminazione e violazione dei diritti costituzionali».

I 15 giorni non sono ancora trascorsi, ma ieri pomeriggio il protagonista di questa vicenda era atteso da un colloquio di lavoro con una azienda dell’erbese, azienda disposta ad assumerlo, con il requisito irrinunciabile della titolarità di una patente di guida italiana. Cioé: senza iscrizione all’anagrafe, niente conversione della patente ottenuta in Svizzera (dove l’uomo ha lavorato per anni), niente conversione di patente, niente posto di lavoro. Da quanto è stato possibile accertare - visto che il Comune s’è finora ben guardato dall’ottemperare, come si dice, alle disposizioni del tribunale - la mancata iscrizione sarebbe conseguenza della volontà da parte della giunta non solo di ricorrere contro la sentenza del giudice ma anche di avanzare richiesta di sospensiva dei suoi effetti. Il Comune non vuole saperne di concedere la residenza, nonostante in città risiedano regolarmente la moglie e i figli e benchè per otto anni il nostro abbia vissuto come frontaliere a cavallo tra Como e il Ticino, con un regolare contratto e un regolare permesso.

Comunque. Per poter avanzare una richiesta di sospensiva al tribunale, leggi alla mano, la giunta dovrebbe dimostrare la sussistenza di un grave danno per il Comune. E come sottolinea Lamarucciola non si vede quale danno grave potrà mai arrecare alla collettività un padre che, tra l’altro, avrà un lavoro regolare.


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