Il Comune in guerra con Varese
Causa milionaria per i rifiuti

La giunta approva la maxi parcella di un avvocato

Il Comune in guerra con Varese Causa milionaria per i rifiuti
Palazzo Cernezzi, sede dell’amministrazione comunale
(Foto di butti)

Il Comune di Como ha deciso di dichiarare guerra all’amministrazione comunale di Varese. E con lei anche alla multinazionale di servizi di revisione contabile Ernst & Young e a un’altra multinazionale del settore, la PricewaterhouseCoopers.

Con un voto all’unanimità, infatti, la giunta presieduta dal sindaco Mario Landriscina ha detto sì all’esborso di alcune decine di migliaia di euro per partecipare (assieme ai Comuni di Monza, Sondrio e alla Lario Reti Holding di Lecco) al pagamento di una maxi parcella (oltre centomila euro, escluse eventuali perizie e consulenze e solo per il primo grado, cifra destinata a raddoppiare in caso di vittoria) legale per portare in Tribunale, per una causa del valore oscillante tra i 5 e i 15 milioni di euro, il Comune di Varese e le società di consulenza chiamate a valutare la maxi fusione di società partecipate in quella che è passata alle cronache come la multiutility del nord Lombardia.

Battaglia legale

La vicenda è complessa ed è figlia di un’operazione finanziaria che nel 2018 non mancò di suscitare polemiche e perplessità anche sul fronte politico. Restando all’ambito giudiziario, in occasione della creazione della maxi utility con la fusione industriale tra A2a e Acsm-Agam, tra le varie società partecipate entrate nella nuova compagine figura anche la varesina Aspem.

Nel 2018, anno della fusione, il problema principale che ha coinvolto società e amministrazioni comunali soci di maggioranza era di valutare il nuovo peso che ogni socio avrebbe avuto in forza della fusione. Aspem ottenne una valutazione - che ora il Comune di Como e le altre amministrazioni giudicano del tutto sovrastimata, arrivando a parlare di una possibile sovrastima pari addirittura a 15 milioni - che si basava, tra l’altro, sugli introiti legati al contratto di servizio di pulizia urbana siglato con l’amministrazione comunale di Varese e in vigore fino al 2030.

Peccato che pochi mesi dopo la fusione il Comune “cugino” ha deciso - sulla base di una procedura di infrazione europea avviata anni prima che contestava l’appalto e soprattutto la proroga ultraventennale del servizio - di sanare il vizio e procedere a una nuova gara.

Le polemiche

Questo, secondo le amministrazioni pronte a portare Varese in Tribunale, ha consentito a quel Comune di ottenere un indebito arricchimento attraverso la fusione delle rispettive multiutility.

Da qui la causa, che tira in ballo anche le società che furono incaricate, proprio dalla maggioranza rappresentata dai soci pubblici ora sul piede di guerra, di stabilire l’effettivo valore delle rispettive società così da assegnare le nuove quote ai vari soci. Una vicenda che suscitò parecchie polemiche già nel 2018, quando qualcuno mise in discussione i valori assegnati alle varie società. Ora il caso finirà in Tribunale. Ed è lecito attendersi una causa alquanto lunga, anziché no.

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