Il mago degli Ottomila ai ragazzi   «Non arrendetevi mai»
L’alpinista Marco Confortola ospite ieri all’istituto di via Belvedere

Il mago degli Ottomila ai ragazzi

«Non arrendetevi mai»

L’alpinista Marco Confortola in via Belvedere parla della prossima scalata sull’undicesima vetta top: «Ho perso le dita dei piedi, ma sono vivo e felice»

«Obbedire a chi ci vuole bene, studiare, fare sport e non mollare mai. Sono queste le quattro regole che vi faranno crescere bene». Parola di Marco Confortola, 47 anni a maggio, alpinista della Valfurva, che ha già scalato 10 dei 14 ottomila esistenti e che a giorni partirà per tentare l’ascesa dell’undicesimo, il Kangchenjunga, 8586metri al confine tra Nepal e India, la terza montagna più alta del mondo. Confortola ieri era in via Belvedere all’istituto Da Vinci-Ripamonti a parlare con gli studenti. A portarlo a Como “Allenarsi per il futuro” progetto contro la disoccupazione giovanile di Bosch Italia e Randstad e di cui Confortola, insieme ad altri campioni sportivi, è testimonial. L’obiettivo è «orientare i giovani al futuro, attraverso la metafora dello sport: passione, impegno, responsabilità e soprattutto allenamento».

Guida alpina, maestro di sci, tecnico di elisoccorso, ha conquistato il versante nord dell’Everest, 8846metri nel 2004. Era la prima volta che affrontava l’Himalaya e dal campo 3 posto a 8350metri e fino alla cima dovette ricorrere all’ossigeno. Marco si salva passando una notte in una buca a 8300metri. Gli si congelano i piedi e gli devono amputare tutte e 10 le dita: «Sono passato dal 43 al 35 - racconta - Per tornare a camminare, e mi avevano detto che non ce l’avrei più fatta senza un bastone, ci ho messo un anno. Poi ho ricominciato a sciare, andare in montagna. Non esiste che ti fermi e ti piangi addosso. Ti rialzi e vai avanti, non molli. Mai. Che poi quest’amputazione è una cazzata. Provo ancora dolore, soffro il freddo, ma non è nulla rispetto a quello che la vita ti può mettere davanti. Io sono ancora vivo».

Ricordarsi sempre di essere vivi, guardare il bicchiere mezzo pieno, essere ottimisti, essere felici, studiare, ascoltare, essere svegli e poi fare sport per imparare a stringere i denti, soffrire e stare lontano dalla droga e dall’alcol. «Che poi è nello sport che nascono le amicizie, quelle vere». La vita, unico valore insieme all’impegno. «Ti devi sbattere, se dormi non arrivi da nessuna parte. E poi sognare. Sognare per voi giovani è un dovere, è un obiettivo che ti porta a tenere duro».

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