Il marito in cella per stalking
«Mai pagato per far del male»

L’uomo arrestato dai carabinieri nega con forza ogni accusa - Il legale deposita decine di documenti difensivi e chiede la liberazione

Il marito in cella per stalking «Mai pagato per far del male»
Il Tribunale di Como, teatro dell’indagine per stalking
(Foto di archivio)

«Non ho assoldato nessuno per far del male a mia suocera o a qualunque dei miei famigliari». Il cinquantenne comasco arrestato nei giorni scorsi per stalking, nell’ambito di una vicenda diventata un caso nazionale per le lettere di protesta dell’ex moglie verso la Procura di Como, rigetta con forza tutte le accuse a suo carico. Lo fa in un lunghissimo interrogatorio davanti al giudice Carlo Cecchetti, che ha firmato - pur sollevando alcune perplessità sulla ricostruzione dell’intera vicenda - l’ordine di arresto.

L’interrogatorio

Assistito dall’avvocato Cinzia Maria Bernini Asti, il cinquantenne ha ripercorso ogni fase della delicatissima e turbolenta separazione con la moglie, medico ospedaliero. Il legale dell’uomo ha anche depositato decine e decine di carte, che fanno parte delle causa davanti al giudice civile per la fine del rapporto all’interno della coppia. Atti che, nella lettura della difesa, dovrebbero dimostrare come ci sia una situazione di grande tensione tra gli ex coniugi, ma da ambo le parti e non a senso unico, come si evince invece dai sospetti della Procura.

Lo stesso cinquantenne comasco ha anche voluto evidenziare come sarebbe stato folle, da parte sua, organizzare in maniera così abbozzata e pasticciata la spedizione punitiva nei confronti dell’ex suocera.

I tre elementi principali a supporto dell’accusa sono altrettanti episodi distinti che, messi l’uno dietro l’altro, hanno convinto il giudice a firmare l’ordinanza di custodia cautelare. Il primo a inizio primavera: uno dei figli racconta di essere stato testimone diretto di una serie di minacce durissime rivolte dal genitore. Tra l’altro l’uomo avrebbe urlato: «Vi ammazzerò tutti, ho già contattato delle persone che lo faranno». Poche settimane dopo le telecamere di sicurezza poste di fronte alla casa dell’ex suocera mostrano l’uomo impegnato in una serie di manovre volontarie con l’auto per danneggiare la vettura alla madre dell’ex moglie. Questi due episodi si fanno vieppiù inquietanti quando, la scorsa settimana, un giovane senegalese si presenta a casa dell’ex suocera e rivela: son qui per farle del male, mi manda suo genero.

I dubbi e le contraddizioni

Letta così la vicenda è sufficientemente inquietante da far scattare inevitabilmente le manette. Ma l’ex marito si protesta innocente. E, come d’altronde ha fatto anche il giudice nel suo provvedimento, pone una serie di dubbi su una ricostruzione di questo tipo.

È vero che di fronte a crimini con motivazioni emotive e passionali la possibilità di fare errori clamorosi è alta, ma ugualmente suona incredibile come qualcuno possa pagare uno sconosciuto incontrato per strada per assoldare una sorta di “sicario”, e che a quest’ultimo venga fatto il nome non solo della vittima, ma pure del mandante e dell’ex moglie e che, nel momento di entrare in azione, suoni al citofono e racconti subito e spontaneamente i suoi propositi. Sull’istanza di scarcerazione il Tribunale deciderà lunedì.

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