Il signore delle rose rosse
L’amore più forte del tempo

Speciale Diogene / Beppe Dosi, 91 anni, ex campione d’automobilismo, un anno fa ha detto addio alla sua amatissima Silvia. Ogni settimana compra tre rose da portare a casa: «L’ho conquistata così. Ancora oggi le regalo un fiore»

Il signore delle rose rosse L’amore più forte del tempo
Como foto per Diogene: Beppe Dosi e la moglie Silvia
(Foto di Andrea Butti)

L’amore è una rosa rossa davanti alla foto di una donna che danza. Beppe Dosi, 91 anni di ricordi, aneddoti ed eleganza, varca la soglia del fiorista all’inizio di via Leoni tre volte la settimana. Quando lo vede, la commessa sa esattamente cosa vuole: «La solita rosa, signor Beppe?». «Sì, un fiore per la mia Silvia».

Nonostante il signor Dosi abbia detto addio alla moglie un anno fa, ancora oggi le rose non fanno a tempo ad appassire a casa sua. Un amore più forte della morte. In un’epoca dove l’odio è la cifra dei rapporti umani, la storia del “signore delle rose” sa accarezzarti il cuore. Ed è una storia di cui vanno raccontati anche i retroscena, a cominciare da com’è nata.

Il post dal parrucchiere

Tempo fa Valentina Romano, insegnante del Giovio, pubblica su facebook un post: «Ero comodamente seduta dal parrucchiere (...) e mangiavo il mio terzo cioccolatino pasquale chiacchierando con Sonia e Davide, fra risate e confidenze. Il loro negozio si trova in via Leoni, ci vado da quindici anni e io lì dentro mi sento a casa (...) Ieri è entrato un signore anziano, elegantemente vestito, con una rosa rossa in mano. Si muove lento, la tiene con delicatezza. Pensavo fosse per Sonia. Lei lo ha accolto con garbo e affetto chiedendogli come stesse. Lui ha risposto scuotendo la testa: “Male, malissimo, mi manca”. E indicando la rosa ha spiegato che anche quel giorno, come fa tutti i giorni, era andato dal fiorista a comprare una rosa rossa per la moglie, per metterla in un vaso sul tavolo, accanto alla sua fotografia (...) Io penso che l’amore è questa cosa qui: avere 91 anni e comprare una rosa rossa tutti i giorni da regalare alla donna che ami».

Impossibile resistere al fascino di un simile racconto. E così con la complicità di Sonia, la parrucchiera, arriva il contatto della figlia della prima moglie del “signore delle rose”: Monica Dosi. E, attraverso lei, l’incontro con il signor Beppe, ex campione di automobilismo a cui la Brumm, l’azienda di modellini di auto, ha dedicato la riproduzione della Fiat 500 Giannini. «Ma davvero pensa che valga la pena raccontare questa storia?» chiede lui quasi schermendosi.

Colleghi in Comune a Como

Il ricordo di Silvia è più forte dei dubbi: «L’ho conosciuta nella metà degli anni Sessanta - attacca lui - Lavoravamo entrambi nel Comune di Como (Beppe Dosi è il geometra che ha curato la realizzazione della passeggiata Gelpi, tra hangar e Villa Olmo ndr). Io uscivo da un matrimonio e da una situazione difficile. Lei era affascinante, ma non mi degnava di uno sguardo. Io avevo stranamente successo con le donne, e siccome ho anch’io il mio carattere, il fatto che lei non mi desse retta mi faceva rabbia. La invitavo sempre a colazione, ma niente. Poi un giorno la vedo parlare con l’ispettore dei giardinieri e mi sono ingelosito».

Da quel momento il signor Beppe inizia un lungo corteggiamento: «Con la complicità del parcheggiatore dove lasciava l’auto, che aveva le chiavi e mi apriva la portiera, ogni venerdì sera le mettevo sul sedile un mazzo di rose rosse». Le stesse rose che, cinquant’anni più tardi, lui ancora mette in un vaso davanti alla foto della moglie.

«Sono andato avanti così per tantissimo tempo. Poi, alla vigilia di Ferragosto, lei è venuta nel mio ufficio e mi ha detto: “Geometra Dosi - ci davamo del lei - è ancora valido il suo invito a colazione?”. E io: “Ma certo”. Siamo andati a Torno, nella piazzetta. Lì si è messa a piangere, mi ha confidato che anche lei usciva da una storia difficile. Mi sono commosso e ho subito capito che era una donna diversa da tutte le altre. Abbiamo divorziato ed è iniziata una nuova vita. Una vita, mi creda, meravigliosa: mi sentivo realizzato. Ero capito per quello che ero e accettato anche per i miei difetti». Il matrimonio arriverà soltanto nel 1981, ma Beppe e Silvia vanno a vivere assieme già prima. Lui lascia il Comune per la Nessi&Majocchi («ho lavorato fino a ottant’anni: amavo il mio lavoro»), continua a coltivare la passione per le corse in auto: «Ma dopo un po’ ho smesso di correre. Sarei potuto andare avanti, ma mi sono accorto che quando arrivavo alla curva il piede mi si alzava da solo dall’acceleratore. Succede così quando hai una vita felice».

L’incontro con Montezemolo

La passione per le auto porterà Beppe e Silvia anche a Maranello, ospite di Luca Cordero di Motezemolo. «Un giorno torno a casa a Silvia mi dice: “Ha chiamato la segretaria di Montezemolo”. E io le rispondo: “Ma tu, Silvia, credi ancora alle favole? Sarà qualche scherzo”. Dopo poco suona il telefono. Era lei. Mi creda: mi sono morso la lingua per non rispondere: “Ma non mi prenda in giro”. Me l’ha passato: voleva provare la mia Giannini».

Silvia non amava particolarmente le auto. Piuttosto le piacevano il bridge, il ballo e l’opera. «A me il bridge annoiava - risponde lui - ma la seguivo ovunque nei suoi tornei». E poi a teatro e tutte le volte che c’era una serata danzante. «Un giorno, a Riccione, eravamo all’hotel Savoia. E il direttore ha avvicinato Silvia e le ha detto: “Signora, le ho fatto una foto molto bella. Gliene regalo una copia, ma posso metterla all’ingresso del locale?”. Quella foto, ancora oggi, è nella nostra cucina. E io, ogni due o tre giorni, ci metto davanti una rosa fresca».

L’ultimo saluto e le rose

Un anno fa, l’addio. «Silvia si è ammalata. L’ultimo mese l’ho accompagnata all’Hospice San Martino. Un posto dove ci sono persone splendide. Andavo da lei tutti i giorni, la mettevo in carrozzina e la portavo nel giardino (si asciuga le lacrime): quanto le piacevano i fiori. Vuole sapere qual è la tragedia di rimanere solo? Che non riesco a convincermi, ancora oggi, di non vederla più. Ancora le parlo, tutti i giorni. E le do la buonanotte». Nella casa di Muggiò, che ha condiviso per tutta la vita con la sua Silvia, ogni cosa ha il sapore di lei: «“Povero quell’uomo che, invecchiando, non ha ricordi” ha detto qualcuno. Io di ricordi ne ho e di meravigliosi. E in ognuno c’è lei». Viene voglia di chiedere: signor Beppe, ci dice cos’è l’amore? «L’unione di due sentimenti così affini da intrecciarsi a vicenda. L’amore è perdono ed è condivisione». Ma l’amore ha ragione il post di Valentina Romano: «Amore è avere 91 anni e comprare una rosa rossa tutti i giorni da regalare alla donna che ami».

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