Il vescovo Cantoni  «Serve il cuore  non le ordinanze»
In città, nelle ultime ore, anche gli inviati e le troupe dei canali Rai e Mediaset: Como torna alla ribalta dopo il caso naziskin (Foto by foto butti)

Il vescovo Cantoni

«Serve il cuore

non le ordinanze»

L’intervento sul provvedimento del sindaco. «Basta polemiche, i problemi non si risolvono a tavolino»

«Senza cuore i problemi non si affrontano e non si risolvono. Non si risolvono a tavolino e neanche con le ordinanze». A dirlo è il vescovo, monsignor Oscar Cantoni, intervenuto ieri sull’allontanamento dei volontari che domenica mattina stavano portando le colazioni ai senzatetto che avevano dormito all’esterno della ex chiesa di San Francesco. Allontanamento avvenuto in seguito all’ordinanza firmata dal sindaco Mario Landriscina che non parla di somministrazione di aiuti ai clochard da parte di volontari, ma vieta di “bivaccare” in alcuni luoghi specifici della città, tra cui proprio San Francesco.

Il vescovo invita ad abbassare i toni, fermare le polemiche e lavorare insieme. «Credo che la questione debba essere riportata in un solco di correttezza - le sue parole -. I problemi si possono risolvere cercando di capire insieme cosa si può fare e non con le polemiche. Lo stile deve essere quello del dialogo». Monsignor Cantoni ha ricordato anche l’attività della Caritas per aiutare i più bisognosi. «Ricordo che da alcune settimane - ha aggiunto - la Caritas ha attivato i servizi di emergenza freddo ordinari e anche straordinari, impegnandosi personalmente nella ricerca di spazi supplementari».

«Non possiamo dimenticare - ha aggiunto ancora il vescovo - che ci sono persone estremamente fragili, anche nel loro equilibrio psicologico, personale, e che pur sapendo di avere spazi caldi e accoglienti a disposizione non entrano. Serve un cuore grande per accogliere questo tipo di fragilità». Poi l’appello a rimboccarsi le maniche: «Senza cuore i problemi non si affrontano e non si risolvono. Non si risolvono a tavolino e neanche con le ordinanze. Ma rimboccando le maniche e mettendosi in gioco di persona, con un’attenzione delicata a coloro che hanno bisogno».

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