Il viaggio delle Primavere
Le città ideali di Isman

Ieri sera al Sociale l’appuntamento con il giornalista: «La più antica si trova nella Bibbia. L’ultima? Scarzuola, in provincia di Terni»

Le Primavere 2022 ieri hanno ripreso un discorso che era stato interrotto a causa della pandemia. Un discorso caro ai comaschi se è vero che entrambi gli appuntamenti di ieri sono stati gremitissimi di pubblico.

A salutare questi spettatori e, idealmente, tutta Como il presidente del Gruppo bergamasco Sesaab, editore de La Provincia, Massimo Cincera . «Ringrazio il consiglio del nostro giornale perché le Primavere sono sempre una nostra priorità. Quest’anno il tema è molto importante e, per questo, ringrazio la curatrice Daniela Taiocchi . Volevamo un tema per Como e ci sembrava una bella scommessa parlare di città, città come le nostre, Bergamo come Como, che devono diventare sempre più attrattive per i nostri figli, perché altrimenti se ne andranno. Infine, volevo ricordare la data del 2 maggio 2020, quando è finito il primo lockdown. Con L’Eco di Bergamo abbiamo regalato 100mila bandiere che abbiamo donato alle famiglie bergamasche, così duramente colpite. Vi ringraziamo tantissimo, non lo dimenticheremo mai».

Il notaio Massimo Caspani , presidente de La Provincia, non ha mezze misure: «Como è tutto fuorché una Smart city, ma quando scavi trovi almeno la generosità». «Sapete tutti che siamo in campagna elettorale - ha precisato il direttore Diego Minonzio - e cosa poteva fare un giornale che ha appena compiuto 130 anni? Creare una manifestazione come questa che oltre a essere un regalo per la città vuole anche essere uno spunto per chi aspira alla poltrona di primo cittadino. Un progetto lungo, per programmare il lavoro per i prossimi 20, 30 anni. Pochi anni fa con una scelta scellerata abbiamo perso il campus universitario, e così abbiamo poi perso il Politecnico. Questa è una ferita non più rimediabile, ma deve fare riflettere: bisogna ragionare guardando molto avanti». Daniela Taiocchi ha ringraziato tutti i partner che hanno permesso la realizzazione di questa edizione e anche quei ragazzi che caratterizzeranno questa edizione con le loro telecamere e le loro domande. Sono giovani del liceo Volta di Como e di a scuole bergamasche e di altre città».

Anche se il lockdown del 2020 è, ormai, un ricordo del passato, è certo che la pandemia ha, per lungo tempo, impedito a molti di viaggiare se non per lavoro. Per tutti è stata, quindi, anche una bella boccata d’ossigeno l’incontro di ieri sera in Sala Bianca con Fabio Isman , giornalista culturale, esperto d’arte che sa scovare ovunque in Italia, anche al di fuori degli itinerari più consueti. Ha scritto numerosi libri sul tema: quello che maggiormente si riallaccia al racconto fatto al direttore de La Provincia Minonzio in questo appuntamento del festival Le Primavere è, indubbiamente, “Andare per le città ideali”, che ha ispirato il titolo dell’evento salutato da un pubblico numeroso e attento a questo “Invito al viaggio nell’utopia”. «La più antica - racconta - si trova nella Bibbia: la torre di Babele, una città ideale che però non piace al Signore. L’ultima è la Scarzuola, in provincia di Terni. Sogno folle di uno dei più grandi architetti italiani e di cui non si sapeva niente».

E passano in rassegna il trattato di Filarete, il creatore della torre del Castello Sforzesco, che ipotizza l’isola di Sforzinda, dove prevede tutto, «tutto normato alla virgola, ordinato e progettato». Ed è anche una città nella città perché nasconde un libro d’oro che parla di Plusiapolis, che deve essere modello di Sforzinda. Tra i visionari non manca Leonardo, con uno schizzo di un nuovo quartiere, tondo, verso Porta Romana, sempre a Milano. A Roma, Papa Sisto V vuole trasformare il Colosseo in una filanda con 36 miniappartamenti. E ancora nell’antichità, nella Grecia, nell’Egitto dei faraoni, nelle colonie romane, «l’aspirazione verso la città ideale coinvolge Platone, Sant’Agostino, Campanella e parecchi altri autori. Assai feconda è l’età dei primi trattati di architettura, dove si trovano le prime immagini» e si arriva all’isola di Utopia di Tommaso Moro. Secondo Oscar Wilde «un mappamondo che non comprende Utopia non merita nemmeno di essere guardato». «A un certo punto si arriva alle famose tre città ideali: Urbino, Berlino e Baltimora, in tre immagini ideali e continuamente riprodotte». Dopo le teorie il viaggio. Si parte da Aquileia, seconda colonia romana sopra il Po. Poi Pienza, piena di segreti, il palazzo di Pio II e la cattedrale, rimasta com’era perché sotto minaccia di scomunica. Acaya «non la conosce quasi nessuno, è una fortezza del Quattrocento nel Salento, sorta per timore delle invasioni turche. E purtroppo è finita proprio quando sono arrivati davvero i turchi. Infine Palmanova, anzi, Palma, come si chiamava prima che arrivasse Napoleone, esagonale con una piazza esagonale in centro». Fino alle città contemporanee, visitabili ancora oggi. Un percorso affascinante che suggella la prima serata.

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