In aula a gennaio?  Anche i presidi  pessimisti

In aula a gennaio?

Anche i presidi pessimisti

Dopo le feste l’ipotesi delle lezioni in presenza ma tra i dirigenti c’è incertezza e disillusione

Como

Con la stabilizzazione dei contagi, ritorna d’attualità il tema del ritorno a scuola per gli studenti delle superiori. Al momento è solo un’ipotesi, così come la data possibile per il rientro, verosimilmente dopo le vacanze di Natale (anche se non si esclude a priori la data del 4 dicembre). Ma, i problemi sul tavolo, gli stessi di questa estate, non sono ancora stati risolti. Quindi, sottolineano i presidi di Como, non contrari al rientro in classe, l’importante è trovare una soluzione in grado di dare stabilità. Altrimenti, i prossimi mesi diventano complicati.

I temi sul tavolo

È scettico Nicola D’Antonio, preside del Giovio: «In tutta onestà – commenta – mi sembra una discussione surreale. Prendiamo i trasporti: a giugno erano state segnalate le possibili criticità e niente è stato fatto. È tornata sul campo l’ipotesi di ricorrere a mezzi privati per incrementare le corse, ma era già stata affrontata e scartata da Asf. Inoltre, stando alle ultime notizie, l’azienda ha addirittura tagliato alcune corse perché, ovviamente dovendo stare in casa, meno persone prendono il bus». Quindi, diventa difficile pensare di risolvere in un mese i problemi presenti da sei. «Per quanto riguarda gli scaglionamenti e le rotazioni – continua il dirigente - li avevamo già messi in atto a settembre e stavano funzionando. Mi augurerei venisse presa una decisione con cognizione di causa, che ci consenta di tenerla in piedi e portarla avanti in modo stabile».

Per Roberto Peverelli, preside del Setificio, la proposta potrebbe avere senso, sebbene sia difficile immaginare una percentuale del cento per cento in presenza. «È difficile dare una risposta certa – commenta – bisognerà prima capire quale strada sceglierà il Miur. Ritengo sia sensato riportare i ragazzi a scuola, con una certa gradualità e non nella loro totalità. A meno che non si risolvano i problemi sul tavolo da mesi, per esempio i trasporti, ancora però non affrontati. Non penso vada demonizzata la didattica a distanza, ma al contempo ritengo sia fondamentale dare la possibilità ai ragazzi di tornare in classe, se le condizioni pandemiche lo permetteranno». Al momento, il Carcano, complice la possibilità prevista dal dpcm e dall’ordinanza regionale, porta a scuola alcune classi un giorno la settimana. «Qualora fosse consentito – continua – sarei felice di aumentare, anche per le sezioni ora sempre a distanza».

Possibile svolta

Se la Lombardia, come potrebbe essere, diventerà “arancione”, lunedì saranno attivati i laboratori in presenza anche alla Da Vinci Ripamonti. «Avevamo messo già a punto l’orario – spiega la preside Gaetana Filosa – però, col passaggio in”zona Rossa”, abbiamo deciso di aspettare per evitare possibili rischi per studenti e docenti. Se, però, verranno allentate le restrizioni, cominceremo le attività, spezzando le classi più numerose. In primis, bisogna tutelare la salute». Più prudente sul rientro ipotizzato dopo l’epifania: «Rimangono ancora problemi aperti e non risolti, per esempio i trasporti».

Intanto, anche al Caio Plinio, nei prossimi giorni, potrebbero rientrare piccoli gruppi in presenza. «Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti – aveva spiegato la dirigente Silvana Campisano - voi ragazzi siete stati meravigliosi, mantenendo le distanze e stando fermi nei banchi. Dobbiamo mantenere ancora i nervi saldi, proteggendo noi stessi e gli altri: solo così potremo tornare a scuola». A.Qua.


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