In chiesa un funerale senza la bara  A Rebbio il recupero del commiato
Un funerale al cimitero monumentale nella fase di lockdown

In chiesa un funerale senza la bara

A Rebbio il recupero del commiato

Nei giorni scorsi la prima celebrazione in parrocchia per un defunto durante il lockdown - Don Giusto Della Valle: «Il conforto di una celebrazione aiuta in un momento di sofferenza»

Funerali senza bara per i morti durante il lockdown. «Altrimenti rimane l’incompiuto». Era un marito, un padre, un nonno, certamente era amato l’uomo le cui esequie si sono svolte nella parrocchia di Rebbio questo venerdì, a distanza di più di un mese dalla sua scomparsa. A ricordarlo un massimo di 15 persone, i suoi cari più stretti, che di fronte a Don Giusto Della Valle hanno voluto recuperare un momento celebrativo di passaggio da vivere insieme.

«Il momento del commiato è fondamentale, al contrario la sofferenza fatica ancor più a trovare un senso e a essere affrontata con consapevolezza» ha detto alla Provincia di Como il sacerdote. «In parrocchia ci stiamo organizzando perché sono sempre di più le famiglie che ci chiedono di recuperare i funerali che non si sono potuti tenere durante la fase più rigida dell’emergenza sanitaria, in cui anche i cimiteri sono rimasti chiusi».

La cosa più pesante di questo tempo è stato assistere al dramma di tante famiglie che hanno lasciato un parente che è entrato in ospedale per non rivederlo mai più. Non poterlo accompagnare nemmeno nel momento dell’ultimo saluto si è rivelato essere poi un lutto nel lutto. L’ulteriore difficoltà è stata proprio rappresentata dal fatto che in assenza di un rito individuale o sociale o religioso a sancire l’evento sia stato più complesso e doloroso iniziare la fase dell’elaborazione del lutto. Tutto è restato come sospeso in un’atmosfera di incredulità e di incertezza.

«Alcune famiglie hanno affidato il corpo del proprio caro direttamente alle pompe funebri che solo successivamente hanno loro consegnato l’urna contenente le ceneri – ha continuato don Giusto – All’inizio dell’emergenza, quando era ancora possibile entrare nei cimiteri, lì abbiamo organizzato dei momenti di preghiera. E poi quando l’accesso è stato negato, abbiamo provveduto a pregare fuori dai cancelli. Adesso è giusto che le persone che hanno perso un figlio, una nonna, un familiare, un amico possano vivere il conforto di un rito, ma fatto bene, con l’eucaristia e il ricordo».

La proposta dei funerali senza bara per i deceduti nelle settimane di isolamento forzato era stata avanzata nell’ottica della ripartenza delle attività dal 4 maggio dalla Cei. Venerdì la funzione si è svolta secondo i protocolli individuati per la fase due, con l’esclusiva partecipazione dei congiunti e, comunque, fino a un massimo di quindici persone.

Le indicazioni erano quelle di procedere a una celebrazione da svolgersi preferibilmente all’aperto, indossando protezioni delle vie respiratorie e rispettando rigorosamente la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, misure valide anche all’interno della chiesa dove in realtà è avvenuto il rito.


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