In fuga in Francia con i figli
Il giudice richiama la mamma
«Deve ritornare a Como»

Il Tribunale affida le bimbe ai servizi sociali e ordina il rientro a casa. Intanto la magistratura francese archivia le accuse di violenza sessuale mosse al padre

In fuga in Francia con i figli Il giudice richiama la mamma «Deve ritornare a Como»
Il Tribunale di Como si è pronunciato sulla fuga di una madre con i figli in Francia
(Foto di foto butti)

L’unico esito certo della battaglia legale, che ha già messo in moto la giustizia francese, quella italiana ed è pure stata avviata la Convenzione dell’Aja, avviata da una madre contro il marito accusato di aver molestato sessualmente i figli piccoli, sono le conseguenze sui bambini stessi di questa guerra a suon di carte bollate e sentenze. Anche perché i soli due punti fermi dell’intera vicenda, messi per il momento nero su bianco dai giudici, sono l’archiviazione - in Francia - dell’inchiesta per le presunte violenze del padre sui figli e la decisione del Tribunale di Como di affidare i bambini ai servizi sociali ordinando alla donna di riportarle a casa e, contestualmente, al padre di trovarsi un altro alloggio.

La fuga in luglio

La vicenda (l’avevamo raccontata nelle scorse settimane) prende il via a luglio quando un quarantenne comasco rientra a casa dal lavoro e trova ad aspettarlo non già la moglie e i figli, ma un biglietto scritto a mano e lasciato in cucina: “Ciao, ho bisogno di una pausa. Non chiamarmi. Mi dispiace”.

A dispetto di continui messaggi di affetto, pieni di battute, scherzi e normalissima convivialità familiare, la moglie all’improvviso svuota la casa e sparisce. Scoprirà, l’uomo, che la donna - di origini francesi - ha deciso di trasferirsi con i figli (che peraltro già si trovavano oltre confine in vacanza) nella casa dei nonni materni.

Le decisioni dei Tribunali

Dopo alcune settimane da quel biglietto lasciato in cucina, l’uomo scopre di essere stato accusato formalmente di violenza sessuale. Sarebbero stati proprio i figli a puntare il dito contro al padre. Forte di quelle denunce, la donna formalizza un’istanza, presso il Tribunale francese, per chiedere una misura di divieto di avvicinamento del compagno e di affidamento esclusivo dei figli. A ottobre il giudice francese respinge tutte le richieste e solleva dubbi sulla veridicità delle accuse, contestando (ad esempio) che i disegni consegnati dalla madre - nei quali i bambini avrebbero evidenziato le presunte molestie subite dal padre - in realtà conterrebbero una mano adulta, cioè sarebbero stati ritoccati ad arte, e sottolineando come secondo tutte le testimonianze i bimbi erano felici in famiglia.

Il 12 novembre anche il Tribunale di Como si pronuncia e dispone l’affidamento dei bambini ai servizi sociali comaschi e il rientro dei minori in Italia per «riprendere celermente la frequentazione dei loro amici e compagni», ordinando al tempo stesso al padre di trovarsi un’altra casa in attesa che l’inchiesta della Procura di Como sulle presunte molestie giunga a termine. Nel frattempo, gli inquirenti francesi hanno comunicato l’archiviazione delle accuse per mancanza di elementi e di prove.

Ad oggi, però, nulla si è mosso. E questo nonostante nell’udienza, che si è tenuta un paio di settimane fa in Francia, per l’attivazione della Convenzione dell’Aja in merito al ricorso di sottrazione dei minori presentato dal padre dei bambini, il procuratore abbia concluso chiedendo il rientro immediato della donna e dei figli a Como.

A questo punto l’avvocato Francesca Binaghi , legale del padre, ha formalmente chiesto al Tribunale di imporre alla donna di rientrare. Ora la parola torna di nuovo ai giudici. E dal giorno della fuga in Francia sono già passati cinque mesi.
P.Mor.

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