Inchiesta paratie, l’amarezza di Lucini  «Non ho mai voluto ingannare nessuno»
Il sindaco Mario Lucini sul caso paratie: «Io quell’opera non l’avrei mai neppure iniziata» (Foto by archivio)

Inchiesta paratie, l’amarezza di Lucini

«Non ho mai voluto ingannare nessuno»

Il primo cittadino replica all’accusa di falso ipotizzata nell’inchiesta contro di lui

«Mi sono impegnato senza risparmio per risolvere una pesante eredità di scelte fatte da altri»

Se si potessero estrapolare i sentimenti leggendo una mail, di sicuro nel messaggio inviato ieri dall’ufficio stampa del Comune di Como con le dichiarazioni del sindaco Mario Lucini in risposta alle nuove accuse per l’inchiesta paratie non potrebbe che emergere un senso di profonda amarezza. Ma anche il desiderio di comunicare con forza alla città che se errori ci sono stati, sono stati compiuti «senza nessuna volontà di ingannare alcuno.

Succede che nei giorni scorsi la Procura ha notificato a una serie di indagati per il procedimento paratie - ma non solo - l’avviso di proroga delle indagini. Nell’atto notificato agli avvocati delle persone sottoposte a inchiesta è emerso che al primo cittadino è contestato - oltre al reato di turbata libertà nella scelta del contraente per la progettazione della terza perizia di variante dell’opera - anche quello di falso materiale e ideologico. La vicenda, anche se gli atti dell’inchiesta sono ancora riservati e quindi si possono solo fare ipotesi, sarebbe legata alle controdeduzioni predisposte dall’amministrazione comunale alle contestazioni dell’autorità anticorruzione.

In attesa però della chiusura dell’indagine per meglio chiarire i capi d’accusa nei confronti anche del primo cittadino, lo stesso Mario Lucini ieri ha preso tastiera e mail e inviato una replica più umana che giuridica all’accusa di falso.

«Sin dal primo giorno del mio mandato - si legge - mi sono impegnato senza risparmio per affrontare e risolvere un grave problema della città, pesante eredità di scelte fatte da chi ci ha preceduto, scelte che io non avevo condiviso. Ho lavorato con lo scopo di concludere nel modo migliore un’opera che io non avrei neppure iniziato. L’ho fatto con la massima dedizione, in coscienza e nell’esclusivo interesse della città, senza nessuna volontà di ingannare alcuno».


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