Infermieri già dimenticati  Protesta in piazza a Como
Domani in città un presidio degli infermieri

Infermieri già dimenticati

Protesta in piazza a Como

Domani mattina il Nursing Up si ritrova fuori dalla Prefettura per inviare un messaggio al governo

Li hanno chiamati «eroi». Hanno promesso loro che non sarebbero stati dimenticati. Hanno garantito un adeguamento delle loro indennità. Sei mesi dopo quelle promesse e quella gratitudine espressa più a parole nel nei fatti, nel pieno della seconda ondata della pandemia, gli infermieri dicono basta. E, domani, si ritrovano in centro città per un presidio di protesta sotto la sede della Prefettura.

Le richieste al governo

«Sì - conferma Monica Trombetta, infermiera comasca e dirigente del sindacato Nursing Up - molte delle famose promesse fatte a suo tempo, sono cadute nel dimenticatoio». A cominciare da una riforma del settore sanitario che riconosca agli infermieri la stessa dignità contrattuale e professionale dei medici.

L’appuntamento - ovviamente nel pieno rispetto delle regole di prevenzione anti Covid - è in via Volta per domattina, tra le dieci e mezzogiorno. L’intenzione degli organizzatori del presidio di protesta è quello di consegnare al prefetto, Andrea Polichetti, una lettera indirizzata al governo. Otto le richieste contenute nel documento predisposto da Nursing Up. Tra queste: «Un contratto di lavoro autonomo, con risorse economiche dedicate, che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità della categoria infermieristica, che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale». E ancora: «Risorse economiche dedicate e sufficienti per il riconoscimento di una indennità professionale infermieristica mensile che valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, rese ancor più evidenti proprio dalla pandemia».

Secondo i rappresentanti degli infermieri, esiste poi il problema legato al mancato riconoscimento di indennità adeguate per il rischio infettivo; da qui anche la richiesta del «riconoscimento della malattia professionale e correlato meccanismo di indennizzo in caso di infezione».

Tra i punti della lettera, uno va anche incontro al grido d’allarme del presidente di Ca’ d’Industria per la carenza di personale infermieristico: la richiesta al governo è quella del «superamento, per gli infermieri pubblici e per gli altri professionisti non medici, del vincolo di esclusività, riconoscendo il medesimo diritto già esistente per il personale medico, di svolgere attività intramoenia, anche per far fronte alla gravissima carenza di personale in cui versano le case di riposo».

Da eroi a dimenticati

«Chiederemo al prefetto - commenta Monica Trombetta, a nome di una categoria che sta vivendo con fatica la seconda ondata del virus - di intervenire affinché sensibilizzi il Presidente del Consiglio Conte ed il Ministro della Salute, affinché adottino finalmente i provvedimenti risolutivi necessari per dare risposte favorevoli alle nostre richieste» e perché quelle promesse, fatte a marzo e ad aprile quando gli infermieri erano definiti «eroi», non cadano del dimenticatoio una volta superata l’emergenza sanitaria.


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