La Caritas: «I 34 euro al giorno bastano  Ma vanno utilizzati per l’integrazione»
Tafà, a destra, assieme a un altro profugo ospite della Caritas

La Caritas: «I 34 euro al giorno bastano

Ma vanno utilizzati per l’integrazione»

Inchiesta de La Provincia sul business dell’accoglienza: sabato terza puntata

Como

La buona accoglienza si può fare, i 34 euro al giorno per ogni persona ospitata bastano e avanzano.

Certo, le cose funzionano se c’è un progetto articolato - capace di andare oltre vitto, alloggio e vestiario - e ci sono operatori qualificati.

Il direttore della Caritas diocesana, Roberto Bernasconi, si è attirato qualche antipatia per la scelta di impegnarsi subito nel campo dell’accoglienza ai richiedenti asilo.

«Forse qualcuno pensa ancora al denaro come allo sterco del diavolo - ride - Io non la penso così, a patto che i fondi vengano usati bene, per aiutare questi ragazzi a integrarsi e a costruire il loro futuro».

«I soldi garantiti dallo Stato - garantisce Bernasconi - sono più che sufficienti, tanto che abbiamo assunto una ventina di persone per gestire l’accoglienza: per l’assistenza, la scuola, le questioni legali e l’amministrazione. Si creano anche posti di lavoro sul territorio».

Nel dettaglio i 34 euro al giorno servono per cibo, biancheria, materiale scolastico, spese legali, affitti e bollette. Mentre 2,50 euro al giorno vanno direttamente all’ospite per piccoli acquisti. «Riusciamo anche ad accantonare qualcosa, soldi che consegniamo all’interessato nel momento in cui lascia il centro».

Poi ci sono ragazzi come Tafà, 30 anni, «fuggito due anni fa dalla dittatura in Gambia» e ora dipendente della Caritas proprio nell’accoglienza degli altri profughi: «Svolgo il mio lavoro come operatore, faccio accoglienza, l’interprete, l’accompagnatore. Mi piace e vorrei continuare a fare questo lavoro».

La storia di Tafà e i racconti dei profughi ospitati nei centri di accoglienza su La Provincia in edicola venerdì 29 aprile

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