La Svizzera paga già i crediti  Aiuti a mille imprese del Paese
Meno caos, ieri, in dogana per i mezzi pesanti

La Svizzera paga già i crediti

Aiuti a mille imprese del Paese

Accesso senza il freno della burocrazia ai 25 miliardi di franchi - Gli autotrasportatori lariani invece lamentano i disagi e le scarse protezioni

«Non ci ascolta l’Europa, figurarsi la Svizzera». È arrabbiato il presidente della Fai, l’Associazione interprovinciale degli autotrasportatori di Como e Lecco, Giorgio Colato. Ieri è andata un po’ meglio sul fronte del caos in dogana (in tilt per diretta conseguenza anche il piazzale Lario Tir di Lazzago), ma «solo perché è diminuito il traffico pesante».

«Ancora una volta la Svizzera ha deciso da sola di ridurre in maniera inspiegabile il numero dei varchi aperti. E così la coda è aumentata di ora in ora. Si è parlato tanto, anche da parte svizzera, di garantire canali prioritari al traffico delle merci in questo momento di piena emergenza sanitaria. Non mi sembra che alle buone intenzioni siano seguiti i fatti - osserva Colato -. Stiamo lavorando all’interno di un contesto complesso. Per questo rivolgo un quesito alla politica di entrambi i lati del confine: se il traffico su gomma in questo momento permette ai settori essenziali di funzionare al meglio, si faccia in modo di agevolare chi garantisce ogni giorno il rifornimento delle merci».

«Mi chiedo anche: i milioni di mascherine di cui ogni giorno si sente parlare che fine hanno fatto? Ai nostri camionisti cerchiamo di garantire il massimo della sicurezza, ma senza strumenti operativi non è un’operazione semplice». All’origine del caos in dogana di mercoledì - come segnalato dalla Cna Lario e Brianza - anche la decisione di far rilevare la temperatura dei camionisti a piccoli gruppi. È chiaro che senza un coordinamento tra i due lati del confine, ogni messaggio improntato al buonsenso viene meno. Svizzera e Italia sembrano viaggiare (tanto per rimanere in tema) su binari paralleli. E questo vale anche per il sostegno alle imprese. Disarmanti - se letti al di qua del confine - i numeri relativi al sostegno alle imprese deciso da Berna.

E proprio ieri la sempre solerte Segreteria di Stato dell’Economia ha rilevato che in un solo giorno sono già 1000 le imprese che hanno ricevuto il credito (tetto massimo da 500 mila franchi) deciso dal Governo federale grazie a 25 miliardi di franchi messi sul tavolo per fronteggiare l’emergenza nell’emergenza, quella economia. Zero burocrazia, quattro minuti scarsi di prontuario da leggere e via alla richiesta di fondi. Sempre la Seco ha fatto sapere che «la richiesta di fideiussione è stata scaricata oltre 70 mila volte e che in un solo giorno sono state inviate agli istituti di credito più di 3 mila richieste».

La situazione è seria, anche dal punto di vista occupazionale. Basti pensare che il 34% dei lavoratori in Ticino è in disoccupazione parziale e da marzo - questo a livello federale - il numero dei disoccupati è salito di 12 mila unità. L’obiettivo di Berna - attraverso la Seco - è quello di scongiurare i licenziamenti.

È importante sottolineare che la richiesta di credito - che segue due direttrici, fino a 500 mila franchi e da 500 mila a 20 milioni di franchi - si riduca in pratica ad una semplice modulistica da completare. Niente passaggi burocratici ed risultati rapidi ed efficaci. I 1000 finanziamenti erogati ieri lo dimostrano.


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