L’appello dei vigili del fuoco
«Barche per il salvataggio»

Due soli i gommoni a disposizioni per le operazioni sul lago - Eppure la provincia di Como è quella con le coste più lunghe d’Italia

L’appello dei vigili del fuoco «Barche per il salvataggio»
Il recupero è stato garantito dai vigili del fuoco addestrati al salvataggio in apnea

Como

Sono stati i vigili del fuoco a recuperare a una profondità di circa 6 metri il corpo del giovane turista tedesco che l’altra sera attorno alle 21 si era tuffato nelle acque del lago lungo viale Geno. Addestrati al soccorso in superficie, i vigili del fuoco lo hanno recuperato immergendosi in apnea, e dando prova della loro ottima preparazione. Recuperare un corpo sotto la superficie del lago, in condizioni di visibilità non sempre ottimali, può rivelarsi davvero difficile.

La situazione

L’intervento dell’altra sera riporta di attualità il tema del soccorso in acqua. La Provincia di Como è quella che vanta le coste più lunghe d’Italia. «Nonostante questo - dice Carlo Cantaluppi , sindacalista Uil dei vigili del fuoco - il nostro comando ancora non dispone dei mezzi nautici adeguati né di un nucleo sommozzatori», che come noto si trova invece a Milano.

In via Valleggio se ne discute da anni, con l’obiettivo di sensibilizzare l’amministrazione sulla necessità di integrare la dotazione di mezzi: «Abbiamo a disposizione due soli gommoni, di 5 e di 7 metri. Peraltro quello di 5 - prosegue Cantaluppi - appartiene alla Regione ed è utilizzato in caso di “colonna mobile”, vale a dire in tutti le circostanze in cui il comando venga attivato per un’alluvione in un’altra provincia. Ci servono imbarcazioni adatte, tanto più che siamo noi a coordinare il soccorso e la ricerca in acqua per delega del prefetto. In queste condizioni fatichiamo a garantire un servizio all’altezza».

A Cantaluppi fa eco il collega della Cisl Vincenzo Ciotta : «Sono anni che come sindacati siamo impegnati in questa direzione, in accordo con il comando: due semplici gommoni non bastano più a garantire un servizio all’altezza, abbiamo bisogno di ben altro. Non si tratta soltanto di soccorrere i bagnanti. Ci sono ville e abitazioni sul nostro lago raggiungibili soltanto via acqua».

Il nodo dei sommozzatori

L’altro tema che viene ciclicamente sollevato è quello della mancanza di un nucleo sommozzatori, che qualche anno fa traslocò a Milano, lasciando definitivamente la sede comasca. Oggi il nucleo di Milano “copre” tutti i laghi lombardi, ma è chiaro che in caso di emergenza i tempi di attivazione sono molto più lunghi di quello che sarebbero se lo stesso nucleo si trovasse in via Valleggio. «Un gruppo di colleghi in servizio a Como è comunque addestrati», garantisce a questo proposito Carlo Cantaluppi. Hanno seguito un corso di sette settimane per apprendere le tecniche di salvataggio in apnea. I tempi di reazione sono comunque molto stretti, anche se con l’acqua più che i minuti contano i secondi.

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