L’appello del vescovo  «Politici, ascoltate la città»
Monsignor Oscar Cantoni con il sindaco Mario Landriscina in occasione della festa di Sant’Abbondio dello scorso anno (Foto by butti)

L’appello del vescovo

«Politici, ascoltate la città»

La lettera«Pensiamo al bene comune, non alle divisioni partitiche». Sui migranti: «Il cristianesimo è inconciliabile con ogni forma di razzismo»

Il vescovo suona la sveglia ai politici comaschi: “Il Settimanale”, organo di stampa della diocesi, pubblica oggi una lunga lettera aperta alla città, in occasione della festa patronale di Sant’Abbondio, nella quale monsignor Oscar Cantoni richiama al dovere i comaschi tutti, in primis quelli che reggono le sorti di Como, per farne un luogo «più bello (non solo esteticamente!), più vivibile più abitabile, più solidale nell'accoglienza di persone provenienti da altri popoli e quindi di culture e religioni diverse».

Cantoni inizia dichiarando il suo impegno e il suo amore per Como, a cui «siamo fieri di appartenere». Una consapevolezza che «implica di ritenerci responsabili della sua immagine e, ancor più, del benessere dei suoi abitanti, senza delegare la responsabilità ad altri.

Como, dunque, va amata: «Se vogliamo veramente rendere la nostra città all’altezza dei tempi come una qualsiasi città europea, occorre innanzitutto amarla».

Ed entrando nello specifico comasco, ricorda che vi sono tante questioni ancora irrisolte: «Non è mio compito suggerire ai governanti di questa città le scelte più opportune per affrontare e risolvere, nel limite del possibile, i diversi problemi che la città di Como presenta e che restano inevasi».

Il vescovo entra anche nel vivo di questo particolare momento storico: «Mi auguro che i responsabili della polis possano contribuire a rendere l’animo dei cittadini comaschi più fiducioso e dialogante».

Affronta di petto la questione dei migranti, e la sua è una presa di posizione netta contro ogni forma di razzismo. E avverte: «Chi dice di credere in Dio e “non vede” suo fratello, inganna se stesso. Come pastore ho il dovere di sottolineare l’inconciliabilità profonda tra il cristianesimo e ogni forma di razzismo, anche sottile, come si manifesta in qualche caso tra persone che continuano a definirsi cattolici, ma vengono contraddetti dalle loro esplicite scelte».

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