Le monete sono in tutto  mille  «In via Diaz c’era  la cassa di Como»

Le monete sono in tutto mille

«In via Diaz c’era la cassa di Como»

Completate le operazioni di estrazione - Quantitativo ingente, un tesoro di proprietà pubblica - Il Soprintendente: «Esposto al museo Giovio nel 2019»

Como

Il tesoro di via Diaz fa cifra tonda: sono esattamente mille le monete d’oro estratte dal contenitore di pietra ollare rinvenuto lo scorso 5 settembre nel corso dello scavo all'ex teatro Cressoni.

Lo ha reso noto ieri la Soprintendenza Archeologica di Milano, sotto la cui supervisione si stanno svolgendo i lavori. Il tesoretto è composto da mille “solidi” (monete d’oro del peso teorico di circa 4,5 grammi), che sono stati emessi fino al 472-474 dopo Cristo, cioè gli ultimi momenti dell’Impero Romano. Recano le effigie degli imperatori Onorio, Arcadio, Teodosio, Valentiniano III, Maggioriano, Libio Severo, Antemio e Leone I. Oltre alle monete erano stati trovati nel vaso alcuni oggetti in oro: un frammento di barretta, tre orecchini e tre anelli con castone.

«L’ingente quantitativo di monete e l’entità della somma sembrano confermare l’interpretazione già proposta come cassa pubblica nonostante la presenza dei monili» si legge nella nota diffusa dalla Soprintendenza.

Una intera équipe è al lavoro sul clamoroso ritrovamento. «Il complesso delle attività di studio e catalogazione si svilupperà, sotto la direzione della dottoressa Grazia Facchinetti, esperta in numismatica della Soprintendenza, nei prossimi mesi con l’intenzione di pubblicare il ripostiglio entro il 2019» annuncia ancora la Soprintendenza. Le operazioni, eseguite sotto la direzione di Barbara Grassi e Grazia Facchinetti, funzionari archeologi della Soprintendenza, hanno visto la partecipazione di Eliana Sedini, delle restauratrici Annalisa Gasparetto e Alessia Marcheschi e dei fotografi Luciano Caldera e Luigi Monopoli nonché di Pietro Mecozzi ( fotopiani e fotogrammetria 3D) che fa parte dell’équipe di scavo dell’ex teatro Cressoni.

Terminate le operazioni di estrazione, ora tocca studiare ciò che è stato rinvenuto, anche per dare una risposta ai numerosi interrogativi che una scoperta così clamorosa pone. La Soprintendenza precisa che «si procederà alla catalogazione e allo studio degli esemplari monetali, degli oggetti in oro e del contenitore in pietra ollare». Saranno inoltre « eseguite indagini spettrometriche sulle leghe metalliche, analisi chimiche per verificare l’eventuale presenza di residui organici sulle pareti del contenitore e studi petrografici per l’identificazione dell’area di estrazione e lavorazione della pietra ollare. In parallelo sarà affrontato l’intervento conservativo sulle monete e gli oggetti d’oro nonché il restauro del contenitore in pietra ollare e sarà effettuata la documentazione fotografica di dettaglio di ogni pezzo».

Di lavoro ce n’è ancora molto, dunque: «Con la conclusione del microscavo è stata ultimata la prima tappa di un percorso che sarà necessariamente lungo per consentire una piena comprensione e valorizzazione del ripostiglio e del suo contesto - dice il soprintendente Luca Rinaldi - La Soprintendenza sta comunque lavorando su più fronti per consentire di presentare il tesoro al pubblico in tempi ragionevoli anche in collaborazione con il Comune di Como e il Museo Archeologico “Paolo Giovio”. Per quanto riguarda la prosecuzione delle indagini archeologiche in via Diaz la Soprintendenza continuerà la sua azione di tutela in modo da garantire la documentazione delle evidenze che sono state e saranno poste in luce e la loro conservazione al di sotto delle strutture in progetto».


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