L’ennesimo schiaffo ai più poveri  Sotto la pioggia per ricevere il cibo
I senzatetto sotto l’acqua a ritirare il cibo nel parco dell’Enaip (Foto by butti)

L’ennesimo schiaffo ai più poveri

Sotto la pioggia per ricevere il cibo

La denuncia pubblicata su Diogene: i volontari costretti a distribuire i pasti all’esterno dell’Enaip senza alcun riparo

In fila, con gli ombrelli, rispettando le distanze e attendendo il proprio turno. Nonostante la pioggia, il via vai è ordinato e continuo. In silenzio, più di cento persone ritirano il proprio pasto fornito dai volontari seduti dietro ai tavoli. Con l’arrivo dell’autunno è questo lo scenario che rischia di ripetersi ancora per chissà quanto tempo per la mensa serale, almeno finché non si trova un posto alternativo al parcheggio dell’Enaip, messo a disposizione grazie alla generosità della scuola. La soluzione è stata adottata poiché, a causa delle disposizioni anti Covid, i consueti spazi della piccola sala di proprietà della Casa Santa Marcellina non erano più utilizzabili.

A riavvolgere il filo della vicenda è il vice presidente di Incroci Marco Martinelli: «A febbraio, appena cominciata la pandemia – racconta – i soliti locali non erano più utilizzabili poiché non rispettavano le norme di distanziamento. Allora, ci siamo organizzati per distribuire comunque le cene calde cucinate in mensa, questa volta però sulla rampa di via Tommaso Grossi».

In tutta Italia e in particolare in Lombardia, il contagio colpisce le case di riposo. Allora, la proprietà dell’immobile decide di non consentire più di cucinare o distribuire i pasti.

A quel punto, complice l’apertura dei dormitori cittadini ventiquattr’ore su ventiquattro, i volontari prendono le cene cucinate alla mensa diurna e le portano sia all’interno delle strutture, sia a chi sta fuori. «Provando a mettere in fila due numeri – aggiunge Martinelli – portavamo in totale duecento pasti, di cui sessanta a persone non ospitate nei dormitori».

Le cene fredde, però, specie in un contesto di marginalità e privazione, i volontari cercano di evitarle.

Così da settembre, ed è stata una bella conquista del gruppo, è stata riattivata la cucina del don Guanella, ma i volontari sono costretti comunque a distribuire le cene da asporto, nel sacchetto: un aspetto problematico più passano i mesi e si avvicina il freddo e il cattivo tempo. Al momento, ci si appoggia appunto alla generosità di Enaip, svolgendo il servizio nel cortile. Ma, l’associazione cerca uno spazio dove tornare a svolgere la stessa attività al chiuso, recuperando appieno quei momenti di scambio, dialogo e ascolto con gli ospiti. Elementi preziosi, alla pari del cibo.

A questo proposito, l’associazione ha sempre fatto presente all’amministrazione comunale la necessità di trovare un locale dove continuare il prezioso servizio nel migliore dei modi. Al momento, dopo un sopralluogo fatto nelle settimane precedenti, si è deciso di spostarsi dalla scuola al giardino del ristorante dell’ex combattenti (ancora chiuso, ormai da sei anni, in attesa di capire se il museo Giovio, per via delle monete, si accaparrerà quegli spazi). Giovedì scorso, la proposta è passata in giunta e da questa settimana si comincia la distribuzione in via Serafino Balestra.

Una soluzione, però, tampone, non in grado di risolvere il problema. Già nelle ultime giornate la temperatura è scesa: sarà ancora peggio nel prosieguo delle settimane e dei mesi. E, per chi vive già tutto il giorno in strada, vedersi privato di quei minuti in cui, al caldo, poteva mangiare e fare due chiacchiere, è una perdita dura da accettare. E per la città, se non si risolve la situazione, potrebbe essere un’altra sconfitta.n 
A.Qua.


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