L’ente “abolito” ci costa 6 milioni
Villa Saporiti, storica sede dell’amministrazione provinciale di Como (Foto by archivio)

L’ente “abolito” ci costa 6 milioni

È la somma stanziata da Roma per consentire alla Provincia di gestire 600 km di strade e 33 edifici scolastici

Como

Non bastano mai i fondi a disposizione di quel che resta delle Province, enti se non aboliti quantomeno fortemente ridimensionati dalla legge di riforma approvata quasi quattro anni fa (era il mese di aprile del 2014).

Se la ratio era quella di risparmiare qualche euro, dev’essere che a Roma ci hanno ripensato: lo scorso 18 gennaio (ma la notizia è filtrata soltanto negli ultimi giorni), i trenta parlamentari membri della commissione per il federalismo fiscale hanno votato a favore dell’introduzione di una tassa per garantire alle province una fonte di reddito «stabile e definitiva». Capito?

Non c’è neppure il rischio di violare la par condicio in tempi di elezioni, posto che tutti - cinquestelle, “piddini”, centrodestra - tutti senza eccezione l’hanno votata, prendendo atto del fatto che, incontrovertibilmente, servano soldi per mantenere in piedi la “baracca”. La soluzione più credibile è quella di ricorrere a una nuova tassa o, in alternativa, è stato deciso in commissione, di procedere allo storno dei proventi di una di quelle già in essere, che del resto ci sarebbe soltanto l’imbarazzo della scelta. È un dato di fatto che - abolizioni a parte - di quei soldi ci sia un gran bisogno. Chiedere, per credere, a Villa Saporiti, che a tutt’oggi gestisce una rete di circa 600 chilometri di strade provinciali, “accudisce” qualcosa come 33 edifici scolastici e tutti i mesi paga lo stipendio di 170 dipendenti.

Di questo, e in particolare dei fondi che il governo ha attribuito a ciascun ente, si discuterà questa mattina a Milano, nel corso di un incontro al quale sono stati convocati in fretta e furia i responsabili finanziari degli enti lombardi.

Oggi l’amministrazione provinciale di Como avrebbe bisogno, per poter chiudere il bilancio senza affanni, di una somma pari a circa 6 milioni e 400mila euro, esattamente la somma contenuta nel piano proposto dal governo.


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