L’indagine sul conto della spesa  A Como l’aumento più alto d’Italia

L’indagine sul conto della spesa

A Como l’aumento più alto d’Italia

Secondo uno studio de Il Sole 24 Ore i prezzi sono cresciuti del 15% negli ultimi cinque anni - L’economista Porro: «Segno di consumi in tenuta»

Impennata dello scontrino della spesa, in un lustro a Como prezzi più cari del 15,6%. È il secondo rialzo più salato d’Italia. Ma questa, paradossalmente, per noi è una buona notizia.

Nonostante il periodo di deflazione e di contenimento dei prezzi riempire il carrello per le famiglie comasche è sempre più costoso, all’anno in media al supermercato si spendono 3.895 euro.

Il Sole 24 Ore ha analizzato la spesa in 60 capoluoghi di provincia italiani, il paniere è quello dei generi alimentari di prima necessità, quindi pasta e latte, ma anche burro, riso, carne bovina e prosciutto. In questa classifica Como occupa il gradino numero 24, è nella fascia dei territori costosi, come quasi tutto il nord, la media nazionale segna uno scontrino di 3.779 euro all’anno, come immaginabile il meridione è molto lontano, il bel paese resta spaccato a metà. In cima a tutti c’è Rimini, la più cara, 4.475 euro all’anno di spesa, è un dato storico, poi Ferrara e Ravenna, dietro Bolzano e Milano. Nella metropoli lombarda coesistono però due lati della stessa medaglia: è possibile massimizzare il risparmio grazie a tantissimi discount e offerte, di contro è facile fare acquisti nel non plus ultra delle ricche boutique.

Pare che nel comasco l’arrivo massiccio di discount e catene a bassi prezzi non abbia dato un contributo decisivo al contenimento della spese nelle corsie degli alimentari. O forse i nostri cittadini possono ancora permettersi qualche sfizio a tavola. «Infatti questa, forse, è perfino una buona notizia – spiega Giuseppe Porro, docente di economia politica dell’Insubria – perché la deflazione esiste quando la domanda d’acquisto è talmente debole che i prezzi non riescono più a salire. Dopo anni di crisi economica non dispiace rivedere un po’ di inflazione in qualche angolo di paese, significa che questi territori sono meno in sofferenza. Sono segnali di ripresa». La spinta ai prezzi comaschi è sostenuta anche dalla vicina frontiera svizzera e dai clienti ticinesi, anche l’apporto dei turisti, pur parlando dei più comuni generi alimentari, può avere inciso. «Mi azzarderei ad essere ottimista – commenta ancora Porro – i primi segnali di ripresa si vedono nelle città più dinamiche, dove c’è più voglia e capacità di spendere».

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