L’Insubria in lutto per la morte di Pietro  «Sempre disponibile, era un’istituzione»
Pietro Catalano, il dipendente dell’Insubria morto ieri in città

L’Insubria in lutto per la morte di Pietro

«Sempre disponibile, era un’istituzione»

Trovato senza vita in casa, a San Rocco - La prof: «Una colonna portante, sempre disponibile» - Gli universitari: «Noi, la famiglia che ti eri scelto»

«Una colonna portante dell’ateneo. Anche dal punto di vista umano». Studenti e docenti ricordano così Pietro Catalano, storico dipendente dell’Insubria, trovato morto ieri mattina a 63 anni nella sua casa di San Rocco, probabilmente a causa di un malore.

Una notizia che ha scosso tutto quel popolo che, in questi vent’anni, per un motivo o per l’altro, l’aveva incrociato. E, assicura chi l’ha conosciuto, chiunque sia passato dal chiostro comasco gli ha rivolto almeno una volta la parola, anche solo per chiedere un consiglio o un’informazione. Camicia a scacchi e porta dell’ufficio sempre aperta, Catalano apparteneva a quella preziosa categoria di “tuttofare”, attento affinché tutto funzionasse per il meglio.

«Era un collaboratore senza eguali - spiega commossa Barbara Pozzo, direttrice del dipartimento di Diritto, economia e culture - aveva una grande cura, come se l’intero comparto fosse stato di sua responsabilità. Aveva un’attenzione incredibile per i dettagli e le piccole cose. Infatti, preparava benissimo ogni iniziativa. Era la colonna portante del dipartimento, anche da un punto di vista umano, a disposizione di tutti».

Pozzo e Catalano avevano gli uffici vicini: «Mi aspettava per il caffè mattutino - ricorda Pozzo - era un attento lettore dei giornali, amava riflettere e commentare le notizie. A fine novembre, all’università abbiamo dipinto una panchina di rosso nella giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Lui mi ha scattato una foto mentre pitturavo e, per Natale, me l’ha fatta trovare nello studio, incorniciata».

Non sposato e senza figli, casa sua era l’università, dove si recava alle otto di mattina tutti i giorni. Inquadrato come personale tecnico amministrativo, le mansioni di cui amava occuparsi andavano dalle locandine per i convegni alle fotografie per gli eventi diventando, alla bisogna, esperto di logistica e “Cicerone” per gli studenti. Quest’ultimi, appena laureati, spesso chiedevano uno scatto con Pietro, che poi attaccava l’immagine nel suo ufficio.

«Con te se ne va un altro pezzo di Como - è il commento di una ex studentessa dell’Insubria, Valentina Nichele - Dietro quel tuo essere burbero e schietto, si nascondeva un idealista, un sognatore, una persona affettuosa e sincera. Noi studenti eravamo la famiglia che ti eri scelto: con noi lottavi, con noi gioivi, con noi ti sfogavi e confidavi. Quante chiacchiere, quanti caffè, quante fotografie. Ciao, Piter».

«Lo vedevo ogni giorno a Sant’Abbondio - aggiunge Stefano Fanetti, consigliere comunale Pd e assegnista di ricerca all’Insubria - Un uomo burbero, schietto, pieno d’ideali. Mi diceva: “Fanetti, fate qualcosa per i miei curdi”». La questione del popolo mediorientale era seguita con attenzione da Catalano, uomo di sinistra, sempre sensibile verso i temi sociali e di attualità, vissuti con un approccio attivo e non superficiale. «Non si poteva non volergli bene - continua Fanetti - Mi piace ricordarlo con la frase che amava di più e che aveva messo all’ingresso del suo ufficio: “Qui nessuno è straniero”».

Tutto il mondo dell’Insubria lariano sentirà la mancanza del “mitico Pietro”, considerato insostituibile. Per capire l’affetto di cui era circondato, forse basta citare uno dei commiati più belli, scritti da un docente: «Sapeva colorare di umanità autentica ogni piccolo momento».


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