«Loubna non è stata lasciata sola»  L’assessore Locatelli si difende
Loubna Jamal, la mamma dei quattro bambini uccisi dal padre nel rogo di via Per San Fermo un anno fa, ha un desiderio: un lavoro per poter pagare le lapidi per i suoi figli (Foto by foto butti)

«Loubna non è stata lasciata sola»

L’assessore Locatelli si difende

Il vicesindaco replica all’avvocato della mamma dei quattro bambini morti. «La seguiamo nel suo cammino verso l’autonomia. Ma i tempi non possono essere affrettati»

«Non abbiamo abbandonato Loubna, non ci siamo dimenticati di lei. La stiamo seguendo passo dopo passo nel suo percorso di reinserimento, che non è affatto semplice, né può essere immediato»: Alessandra Locatelli, vicesindaco e assessore ai Servizi sociali, replica alla denuncia dell’avvocato Anna Paola Manfredi, che segue la mamma dei quattro bambini morti nella strage dell’anno scorso in via Per San Fermo.

Loubna Jamal è uscita allo scoperto in una intervista pubblicata sabato da La Provincia: «Cerco un lavoro, non carità» ha detto. Un lavoro che possa restituire un significato alla sua vita, che le permetta di vivere, di mantenersi, di tornare indipendente e, primo desiderio che ha espresso, «di poter pagare l’ultima casa ai miei bimbi morti», vale a dire le lapidi al cimitero di Camerlata dove sono sepolti.

«È stata lasciata sola - ha dichiarato il suo avvocato - E in questo anno è emersa chiaramente l’inadeguatezza di molti». Accuse che Locatelli respinge. Che cosa ha fatto il Comune, e in particolare il Servizi sociali da lei diretti, per assistere la donna nel corso di questi dodici mesi?

Attualmente Loubna è seguita, dice Locatelli, «da una équipe di sette persone, tra Servizi sociali e Dipartimento di salute mentale dell’Ats dell’Insubria».

«Ha già svolto un paio di tirocini lavorativi, compreso quello alla Ca’ d’Industria. Non mi voglio addentrare in un terreno che non mi compete, posso solo dire che la sua è una situazione molto delicata e che forse un anno non basta per rimarginare ferite così profonde e riprendere una vita che si possa definire normale».


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