Mezz’ora sott’acqua: è morto il ragazzo vittima dell’incidente al Tempio Voltiano

Dramma nel lago Diciannove anni, si era inabissato nel primo pomeriggio di lunedì 21 agosto. Parla il ragazzo che si era tuffato nel lago in suo soccorso ma non è riuscito a trovarlo: «Non si vedeva nulla»

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Kamel Yassa Ayed Agaiby, 19 anni, cittadino egiziano residente a Milano, è la settima vittima del lago in questa maledetta estate di divieti, multe, polemiche e morte.

Si è avventurato in acqua ieri attorno alle 13.30 davanti al Tempio Voltiano, immergendosi accanto alla solita lingua di terra che si spinge fino a una cinquantina di metri dalla riva. Ha compiuto qualche passo poi, dove il lago scende improvvisamente a strapiombo, è andato a fondo esattamente come due settimane fa era capitato al suo connazionale Ali, annegato il 13 agosto nello stesso punto. Sapeva nuotare? «No - scuote la testa uno degli amici che erano con lui - Kamel non sapeva nuotare».

La ricostruzione

Nel disinteresse generale di una spiaggia gremita come al solito da centinaia di bagnanti, il primo a rispondere alla richiesta di aiuto degli amici di Kamel, è stato Leonardo Giaroli, 18 anni, che era al lavoro al Pura Vida, bravo ad afferrare subito la gravità della situazione visto che gli amici di Kamel parlano un italiano davvero molto stentato: «Sono arrivati quei tre ragazzi agitatissimi, in cerca di aiuto, dicevano che c’era un loro amico in acqua... Mentre la mia collega chiamava i soccorsi, io e un altro signore, uno straniero, abbiamo provato a renderci utili tuffandoci per riportarlo a galla. Mi sono spinto a sette, dieci metri dalla riva, ci ho provato in tutti i modi ma senza neppure una maschera è davvero impossibile. Là sotto non si vede nulla. Sono rimasto in acqua una decina di minuti poi, quando ho capito che non ce l’avrei mai fatta, sono uscito proprio mentre arrivavano i soccorritori». Leonardo racconta con la voce spezzata dall’emozione, e si lascia sfuggire di sentirsi in colpa per non essere riuscito a salvarlo; in realtà ha dato una bella lezione di civiltà e di coraggio a tutta la folla di curiosi che anche ieri fotografavano e riprendevano brandendo smartphone senza avere abbandonato la spiaggia nemmeno dopo l’arrivo della polizia, né dopo gli inviti ad allontanarsi.

Nel frattempo, sulla stessa lingua di sabbia, atterrava l’elicottero dei pompieri, mentre da terra arrivavano altri mezzi di soccorso, comprese automedica e ambulanza. Un sommozzatore dei vigili del fuoco - equipaggiato di tutto punto - ha recuperato il giovane egiziano dopo neppure tre minuti di ricerche in immersione, ma a quel punto, dal momento della sua scomparsa, ne erano già trascorsi circa una trentina, troppi davvero per sperare anche in un miracolo.

Il personale del 118 ci ha provato comunque. Kamel è stato a lungo rianimato sulla sabbia, prima di essere portato in ambulanza all’ospedale Sant’Anna. Medici e paramedici hanno attivato la circolazione extracorporea, la cosiddetta “Ecmo”, nel tentativo di stimolare un minimo di recupero funzionale di cuore e polmoni, anche se in tarda serata le speranze di salvargli la vita erano davvero ridotte al lumicino. E infatti, purtroppo, nella notte il ragazzo è morto.

Otto vittime nel primo bacino

Dalla prima richiesta di soccorso del 118 alla conclusione delle operazioni di salvataggio è trascorsa circa un’ora, sessanta minuti resi se possibile ancora più terribili dalla sensazione d’avere assistito a una tragedia ampiamente annunciata. Lo si è letto sul volto di tutti, dei poliziotti che da settimane richiamano, tutti i giorni, i turisti fuori dall’acqua, e su quelli dei vigili del fuoco, che quando qualcuno li chiama da qui sanno sempre cosa li aspetta.

Ieri pomeriggio alle 17, due ore e mezza dopo la tragedia, il lago pullulava di nuovo di bagnanti.

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