«Morbillo, un’epidemia»  Effetto del calo vaccinale
Particolare delle pagine pubblicate oggi sul quotidiano.

«Morbillo, un’epidemia»

Effetto del calo vaccinale

Da inizio anno alla prima settimana di maggio 1920 casi in Italia

Gli specialisti a La Provincia esaminano un caso che preoccupa

Il professor Luigi Nespoli è Direttore Convenzionato dell’U.O. Pediatria Azienda Ospedaliera Ospedale di Circolo di Varese, convenzionata con Università degli Studi dell’Insubria, Varese. Lo abbiamo interpellato per approfondire la tematica della vaccinazione anti morbillo nell’infanzia, tema al quale è stata dedicata una doppia pagina oggi sul quotidiano con interviste e contributi di alcuni autorevoli esperti (l’infettivologo Giuliano Rizzardini, ospedale Sacco di Milano; il virologo Fabrizio Pregliasco, Università Statale di Milano; il presidente dei pediatri italiani, Alberto Villani). Dall’inizio dell’anno alla prima settimana di maggio, in Italia si sono verificati 1920 casi accertati di questa malattia infettiva, in soggetti non vaccinati (età media 27 anni). Le risposte dello specialista, che pubblichiamo sul web, sono arrivate solo oggi in redazione.

Professor Nespoli, la vaccinazione contro il morbillo è obbligatoria?

Da alcuni anni era stata abbandonata la distinzione fra vaccinazioni obbligatorie e facoltative perché questa dizione aveva creato nella mente delle persone la convinzione che ci fossero vaccinazioni di classe a e vaccinazioni di classe B (meno importanti). si parla orma da alcuni anni di vaccinazioni per l’infanzia offerte gratuitamente dallo stato ai suoi cittadini, bambini. Oggi si torna a utilizzare impropriamente il termine obbligatorio, ma questo è un uso improprio. Se così non fosse, non si comprenderebbe perché si debba discutere sulla introduzione dell’obbligo di presentare un certificato di vaccinazione per essere ammessi all’asilo o alle scuole pubbliche (vedi recenti TG): L’obbligatorietà nel passato era stata interpretata da alcuni in modo molto rigido e si era arrivati a inviare i carabinieri al domicilio dei genitori renitenti! Quegli atteggiamenti avevano, ovviamente, rinforzato la opposizione ai vaccini.

In che cosa consiste?

Si tratta di un vaccino che contiene virus attenuati (noi utilizziamo il vaccino (MPR che contiene il virus morbilloso, quello della rosolia e quello della parotite). Per attenuato si intende un virus che non è in grado di causare la malattia, ma che è tuttavia è capace di replicarsi nel soggetto ricevente. Questa replicazione è necessaria perché il virus possa innescare una risposta immune protettiva nel bambino (o adulto) che lo riceve. Questo spiega anche perché sia necessario attendere l’età di 12-13 mesi prima di somministrare questo vaccino al bimbo. Prima di questa età il lattante possiede anticorpi passivi (che persistono fino a 8-9 mesi di vita post-natale) che gli erano stati trasmessi dalla madre durante gli ultimi mesi di gravidanza: questi anticorpi bloccherebbero (eliminerebbero, ucciderebbero: questo termine non è corretto parlando di virus, ma rende bene il concetto) immediatamente il virus attenuato che viene iniettato con MPR e ne impedirebbero la replicazione e di conseguenza lo sviluppo della immunità (formazione di anticorpi). Negli anni ’60 si era utilizzato un vaccino con virus inattivato (morto), ma questo aveva causato delle reazione molto gravi in quei bambini quando erano venuti a contatto con il virus selvaggio. E’ possibile, ed è stato fatto, somministrare il vaccino anche nel lattante ad esempio a 3-6 mesi di età, qualora ci fosse una epidemia e non si fosse certi che la madre avesse passato gli anticorpi al proprio neonato. Si pensi a un neonato nato molto prematuro o a un neonato di cui non si conosca la madre. Bisogna tenere presente che in caso di emergenza, non si avrebbe il tempo di andare a dosare gli anticorpi nel sangue del lattante per stabilire se questi sia o no protetto passivamente dagli anticorpi materni. Il tempo di incubazione, ovvero il tempo che trascorre fra il contatto col virus e la comparsa della malattia, è di circa 10-12 giorni.

Quali sono le preoccupazioni dei genitori, restii a vaccinare i propri bambini contro il morbillo?

La principale è rappresentata dalla paura che questa vaccinazione favorisca la insorgenza di autismo. Il lavoro di quel medico inglese che aveva segnalato questa complicanza e che era stato pubblicato, purtroppo, su “Lancet” è stato smentito in quanto i dati erano falsi e il medico è stato radiato dall’ordine dei medici inglese. Ovviamente questo fatto è considerato dagli oppositori al vaccino come una prova della congiura dei produttori di vaccini contro questo povero ex-medico!! Le altre preoccupazioni sono rappresentate dalla comparsa di febbre, di dolore locale, di indebolimento delle difese immunitarie. Molti, anche tra gli operatori sanitari, sono ancora convinti che l’essere allergici all’uovo o presentare i segni della dermatite atopica sia una controindicazione. Questa convinzione rimane anche se è stata smentita da molti anni. Addirittura si è documentato che si è avuto un numero minore di reazioni allergiche dopo questo vaccino nei bambini che avevano presentato reazioni anafilattiche all’ingestione di uovo rispetto ai bambini non allergici. Al di là della febbre, una complicanza molto rara, ma possibile, è la insorgenza di una piastrinopenia con comparsa di petecchie: questo evento si risolve spontaneamente nel giro di alcune settimane come avviene per le piastrinopenie che si presentano dopo le infezioni virali.

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