Multe, gli svizzeri non pagano mai
Agenti della polizia locale comasca durante un controllo serale (Foto by archivio)

Multe, gli svizzeri non pagano mai

Solo il 14% salda il conto. Nei primi nove mesi del 2017 il Comune di Como ha incassato 47mila euro. Il totale delle contravvenzioni ammontava a 337mila. «Impossibile rendere esecutiva la riscossione all’estero»

Una multa non si paga mai volentieri e le percentuali fornite dalla polizia locale lo dimostrano. Nei primi nove mesi dell'anno su tre milioni e 400mila euro di sanzioni comminate agli automobilisti alla guida di auto con targa italiana, la polizia locale ha effettivamente incassato solo un milione e 300mila euro. Vale a dire il 38%. Ma va addirittura molto peggio se si prendono in considerazione le multe che interessano solo targhe ticinesi: 337mila euro l’ammontare complessivo, contro solo 47mila euro effettivamente incassati. In percentuale conta un miserrimo 14%, quasi un terzo rispetto ai nostri connazionali.

Un dato che fa impressione, anche perché, rivela il comandante della polizia locale di Como, Donatello Ghezzo, «contro i connazionali che non pagano abbiamo i mezzi per recuperare il credito, contro gli stranieri invece, e in particolare gli svizzeri, abbiamo solo armi spuntate. Quei 47mila euro non sono destinati a crescere di molto». Divieto di sosta, ingresso non autorizzato nella Ztl o transito al di fuori delle ore consentite per via Milano: in queste infrazioni ricade la quasi totalità delle multe appioppate agli svizzeri. Tipologie per le quali è impossibile richiedere il pagamento contestuale, a fronte della minaccia del fermo della vettura.

Ogni anno dunque si perdono mediamente circa 300mila euro. Il pregresso, ormai non più esigibile, ammonta dunque a diversi milioni di euro. Soldi che è impossibile riscuotere che avrebbero fatto comodo al Comune di Como, sempre a corto di fondi da investire per la sicurezza stradale e gli asfalti. Ghezzo spiega come mai: «Perché la riscossione diventi coattiva in Ticino bisognerebbe attivare le procedure per la riscossione di crediti all’estero. Ma ciò comporta costi importanti, che non avrebbe senso sostenere per piccole somme, dell’ordine di 50 euro ciascuna. Si rischia di dover sopportare spese dell’ordine di qualche centinaio di euro per singolo atto, non avendo la certezza di recuperare né la sanzione né tantomeno i relativi costi».

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