Obbligo microchip per il gatto di casa  «Proteggiamoli così»
Il provvedimento punta anche a scoraggiare gli abbandoni

Obbligo microchip per il gatto di casa

«Proteggiamoli così»

La Lombardia è la prima Regione ad avere introdotto l’obbligo da gennaio 2020. Il veterinario: «Un passo nella lotta al randagismo»

«Inserire un microchip, sotto la cute di un gatto, è dargli la possibilità di essere finalmente riconosciuto a tutti gli effetti come un membro della famiglia a cui appartiene. Un gesto importante e di civiltà».

Mauro Colzani, veterinario, tra i titolari del Centro “San Martino” di Como, ne è più che convinto. «Stiamo assistendo a una piccola grande rivoluzione nel rapporto che abbiamo con i nostri felini. La Lombardia è la prima regione italiana che dal primo gennaio ha reso obbligatorio il microchip anche per i gatti, per quelli appena nati e per quelli che da quella data in poi vengono adottati da una famiglia o presi in custodia o in affido. Questa prassi rimane però consigliatissima per tutti i felini, nostri animali di affezione, che più dei cani amano spesso allontanarsi dal focolare per escursioni in solitaria». Nonostante quindi non ci sia un obbligo retroattivo, ovvero sia ancora a discrezione del proprietario di un gatto già inserito in famiglia di scegliere se mettere il microchip al gatto o no, i veterinari si augurano che il nuovo impulso dato oggi da una normativa ad hoc possa cambiare il passo e migliorare la qualità della vita dei nostri animali.

Per chi si appresta quindi a diventare padrone di un gatto, anche se i gatti di padroni non ne vogliono, è bene informarsi sulle novità che Regione ha introdotto in materia.

La normativa introdotta da Regione Lombardia, grazie al Piano regionale integrato della sanità pubblica veterinaria 2019-2023, va nell’ottica di una tutela piena del nostro felino, che acquisisce il diritto anche giuridico ad avere una carta di identità dettagliata.

In questo modo si vuole allo stesso tempo scoraggiare gli abbandoni e il traffico illegale di animali, per i gatti si parla soprattutto di esemplari che arrivano dall’est Europa, senza alcun tipo di tracciabilità.

L’inserimento del microchip è la chiave per contrastare questi fenomeni. Permette agi operatori comunali di segnalare i furti, gli smarrimenti, i decessi degli animali ed effettuare controlli tramite la banca dati dell’anagrafe felina; agli operatori dei canili di gestire le movimentazioni delle entrate e delle uscite per l’aggiornamento dei registri; agli stessi veterinari di curare un gatto, avendo poi la certezza di poter risalire ai suoi padroni. A fine 2017, in Lombardia, i gatti microchippati erano 136.982. Speriamo che questi numeri siano destinati a salire rapidamente.


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