Paratie, Viola al pm  «Pressioni da Bruni e Caradonna»
Como cantiere paratie

Paratie, Viola al pm

«Pressioni da Bruni e Caradonna»

Interrogatorio dell’ex direttore lavori davanti al pubblico ministero: dai costi alla società di validazione ai rapporti con la politica

Sul cantiere paratie ricevetti pressioni dal sindaco Bruni e dall’assessore Caradonna» che fin dall’inizio «sapevano delle carenze del progetto esecutivo». L’ex direttore ai lavori Antonio Viola fa cadere il silenzio sui lavori che hanno irrimediabilmente sfregiato il lungolago e nel suo interrogatorio fiume davanti al magistrato che indaga sul Mose lariano rivela errori, silenzi, sprechi, aggiustamenti artificiosi e - appunto - pressioni politiche. Il suo interrogatorio fa parte delle migliaia di pagine del fascicolo sull’inchiesta paratie (e non solo), vicenda per la quale il pubblico ministero Pasquale Addesso ha chiesto il giudizio immediato. Tra le pieghe di domande e risposte l’interrogatorio di Viola è la conferma di un iter pasticciato, pieno zeppo di passaggi illegittimi, conti liquidati superficialmente fin dalla prima variante migliorativa proposta da Sacaim dopo l’aggiudicazione dell’appalto. A quell’epoca Inarcheck, la società incaricata dal Comune di validare il progetto, segnalò a Palazzo Cernezzi un aumento ingiustificato di circa 700mila euro dei costi prima ancora di iniziare i lavori. «Me ne ricordo - è l’ammissione di Viola - Abbiamo contattato informalmente l’azienda, ma non sono stati presi provvedimenti per eliminare questa differenza». Domanda (quasi spontanea): perché? «Perché io e Antonio Ferro concordammo con Sacaim che tale differenza sarebbe stata eliminata nel corso dei lavori». Ed è successo? Ovviamente «no». A proposito di costi, Viola nel suo interrogatorio conferma di aver liquidato a Sacaim più di 12 milioni e mezzo di euro per i lavori fatti, ovvero di aver fisicamente pagato più del prezzo dell’opera andata in appalto quando era stato ultimato a malapena un terzo degli interventi previsti. Il magistrato insiste molto sull’aspetto dei vantaggi patrimoniali che il Comune ha concesso all’azienda veneta: «Perché avete liquidato importi maggiorati di circa il 6% rispetto all’importo indicato nel contratto?». Risposta: «Per i primi tre Sal (stato di avanzamento lavori ndr) non mi ero accorto». Oltre alla questione economica, altro tema spinoso riguarda le varianti al progetto, soprattutto dopo lo scandalo del muro. Emerge che moltissimi lavori sono stati eseguiti da Sacaim prima ancora di essere autorizzati e, quindi, di fatto abusivi. «Perché non ha proceduto a sanzionare la società?» chiede il pm. E Viola: «Sacaim non voleva fermare i lavori perché temeva una perdita di produttività». Ancora: «Ma perché non ha contestato le opere non conformi?». Viola: «Non si voleva fermare l’opera e vi erano pressioni da parte dei soggetti politici. Chi? Il sindaco Stefano Bruni e l’assessore Fulvio Caradonna. Loro, Ferro e il direttore generale Nunzio Fabiano sapevano delle carenze del progetto esecutivo». Come dire: si era capito fin da subito che l’opera era problematica, ma nessuno è intervenuto per porre rimedio. A Sacaim non venne revocato il contratto «per le conseguenze economiche nefaste per il Comune» e in quanto «non si attribuivano responsabilità all’impresa esecutrice». Anche se, quando sono comparse le prime crepe sulla scalinata realizzata nell’attuale passeggiata Amici di Como e pure sui muri del Metropole e Suisse il Comune accertò «che le cause dovevano ascriversi alle modalità di esecuzione della vasca, realizzata da Sacaim con modalità differente rispetto a quelle previste dai progettisti originari». Poi Bruni lascia il Comune, arriva Mario Lucini e con lui le dimissioni di Viola. Che si toglie un ultimo sassolino: «La sospensione dei lavori del 2012 per pubblico interesse? Non vi erano i presupposti. Io non l’avrei fatto».


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