Piazza Volta, panchine scolorite
«L’impresa deve verniciarle»

Il dirigente del Comune ha formalmente contestato all’impresa la copertura in legno, che dovrà essere ripristinata

Ancora proteste e polemiche intorno alle panchine di piazza Volta. Il Comune, attraverso una lettera del dirigente responsabile dell’intervento Giuseppe Cosenza, ha formalmente contestato a direttore lavori e impresa esecutrice la tipologia e la qualità dei materiali utilizzati per le sedute in legno. In effetti queste ultime, a sei mesi circa dall’installazione, sono pesantemente ammalorate.

Al di là di qualche incisione vandalica, il colore delle panche si è sbiadito assumendo una tonalità grigiastra. Va bene che il legno cambia naturalmente colore quando è esposto a sole e pioggia ma certo non nella misura e nelle modalità registrate a Como. Lo ha riconosciuto la stessa impresa esecutrice che ha assicurato la propria disponibilità a correre ai ripari, la lettera del Comune a questo punto sembra avere l’obiettivo di definire in modo preciso i tempi dei lavori. Lo stato delle panchine, ovviamente, non sfugge all’occhio dei passanti. Tra questi il coordinatore cittadino della Lega, Alessandra Locatelli che ha dedicato a questo tema un piccolo dossier fotografico. Pesanti le accuse all’amministrazione comunale: «Certi tizi eletti dai cittadini - ha scritto su Facebook - si credono geni ma poi spendono i nostri soldi per lavori inutili, utilizzano materiale scadente peggiorando ancor di più le condizioni estetiche della nostra città».

In un primo tempo il progettista, l’architetto milanese Cesare Ventura non aveva esitato a definire “normale” la trasformazione delle sedute, la loro progressiva perdita di tono: «Non sono affatto sorpreso - erano state le sue parole - con il tempo il colore cambierà ancora, diventerà più opaco e diminuirà l’impatto stesso delle panchine».

Le panchine di piazza Volta - peraltro molto utilizzate specie la sera - sono state al centro di polemiche a non finire. Sotto accusa, innanzi tutto, la loro sagoma - si sono guadagnate il nomignolo di “bare” - ma anche l’assenza dello schienale.n 
R. Cro.

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