Politeama, che farsa
Nessuno lo vuole e si riparte da capo

Troppi vincoli e necessità di lavori massicci. Il valore crolla a 2,3 milioni, ma «non è appetibile». Appello alla città: «Progetto condiviso per gestirlo»

«Lo stato di degrado dell’intero compendio immobiliare e i vincoli a cui è sottoposto rendono il bene scarsamente appetibile sotto il profilo commerciale, senza considerare l’inevitabile deprezzamento conseguente l’emergenza sanitaria in atto». Sono queste le parole contenute nella relazione del liquidatore della Società Politeama, Francesco Nessi al termine dell’assemblea dei soci (l’82% delle quote è detenuto dal Comune, il resto è frammentato tra diversi privati, alcuni addirittura irrintracciabili da anni) sullo stato del teatro tra via Gallio e viale Cavallotti inaugurato nel 1910 e chiuso dal 2005. Cambiano i calendari e con loro le amministrazioni, ma la questione Politeama è sempre senza soluzione.

Futuro complicato

Un futuro nerissimo, insomma, a cui si aggiunge la perdita di valore vertiginosa visto che la perizia che risale al novembre scorso, redatta grazie all’aiuto degli ordini professionali, si ferma a 2 milioni 234mila euro contro i quasi cinque milioni del 2011. Per ristrutturare l’immobile, in condizioni sempre più precarie, le stime parlano di una cifra minima di 6,5 milioni, ma che potrebbe arrivare a 8. Ma il problema principale, a prescindere dagli aspetti finanziari (tutt’altro che marginali) è che ad oggi nessuno vuole l’immobile. La manifestazione di interesse effettuata l’anno scorso si è chiusa con un nulla di fatto (il conservatorio, seppur interessato, non ha poi formalizzato nulla) e, ora, è tutto tornato al punto di partenza. Con il rischio, come ha chiarito il liquidatore, che l’edificio vada letteralmente a pezzi (è stato ottenuto il via libera dalla Soprintendenza per la posa di maxi poster pubblicitari il cui ricavato consentirebbe di finanziare i lavori sulla copertura, ma il Covid non sta certo aiutando in questo senso).

Ieri il liquidatore, con la presenza del vicesindaco e assessore alle Partecipate Adriano Caldara ha convocato la stampa creando l’aspettativa di voler presentare un progetto o annunciare passi avanti in una vicenda che si trascina da ben quindici anni. L’unica via d’uscita prospettata è però un ritorno al passato ed è quella di tentare la carta di un appello alla città per fare in modo che si presenti un progetto condiviso che possa portare alla creazione di una fondazione potendo, in questo modo, accedere anche a finanziamenti pubblici. Una consultazione della durata di «cinque settimane» che partirà, verosimilmente a settembre per «far dialogare i possibili soggetti interessati e creare un progetto sostenibile».

L’intervento dei Lions

Un ruolo lo avranno i club di servizio, Lions in primis. «Ci mettiamo a disposizione per contattare e coordinare tutti gli altri club di servizio e gli ordini professionali per capire cosa si può fare e chi lo fa, come avevamo fatto a suo tempo (con il progetto di un centro polifunzionale poi non andato in porto, ndr) ha detto Roberto Simone, governatore del distretto.

Intanto, però, il tempo passa e lo stabile tutelato dalla Soprintendenza si continua a deprezzare. «Fin dalla fine del 2017 il consiglio si è sempre espresso a favore del mantenimento del Politeama con obiettivo culturale e a disposizione della cittadinanza – ha precisato Caldara – questo è un cammino da fare o meglio, da tornare a fare senza escludere la possibilità, da parte del Comune (proprietario dell’82% ndr), di rilevare le quote». Operazione non fattibile nell’immediato e, comunque, non prima di avere in mano un progetto serio di gestione futura.

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